Il giorno più lungo

    Il giorno più lungo

    Category Benedetto XVI, PAPA


    Il giorno più lungo
    The longest day

    di Alessandro De Carolis

    Più forte dello sbarco sulla Luna. Mentre sulle tv del mondo, annullati i fusi orari, il 28 febbraio 2013 scorrono sequenze mai ideate neanche dal più fantasioso dei registi, c’è chi già considera superata la diretta che nel 1969 incollò il pianeta davanti agli schermi di casa. Quel giorno di un anno fa, le 26 telecamere che dal mattino alla sera seguono Benedetto XVI nell’ultimo segmento del suo ministero sono occhi attenti, quasi sgranati, su sguardi, passi, silenzi che sanno di storia. Su azioni, pause e parole di un uomo che sta portando a compimento una decisione epocale.

    Benedetto XVI
    “Prima di salutarvi personalmente, desidero dirvi che continuerò ad esservi vicino con la preghiera, specialmente nei prossimi giorni. E tra voi, tra il Collegio Cardinalizio, c’è anche il futuro Papa al quale già oggi prometto la mia incondizionata reverenza ed obbedienza”.

    Il congedo dai cardinali di Curia – che chiude la mattinata mostrando quanto può essere grande l’umiltà di un Papa – dissolve nella lunga diretta del pomeriggio, dominata dal volo in elicottero di Benedetto XVI verso Castel Gandolfo. Un viaggio seguito da una telecamera aerea, che fa condividere allo spettatore la visuale di Papa Benedetto e gli suggerisce anche qualcosa del suo cuore, capace di staccarsi da terra per essere più vicino al cielo. Qui, spiega lo studioso di comunicazione Paolo Peverini, il cinema irrompe e dilata i confini della televisione, alla continua ricerca di un equilibrio visivo tra cronaca e introspezione.

    Paolo Peverini
    semiologo, docente LUISS
    “Quindi una regia straordinariamente moderna, innovativa, che tra l’altro ha messo in evidenza un aspetto forse un po’ negletto del discorso che spesso si fa sul rapporto tra mezzi di comunicazione vecchi e nuovi e questo tipo di eventi, cioè l’importanza della televisione. La televisione si è rivelata ancora una volta come il luogo mediale per eccellenza nel documentare tutto questo”.

    Benedetto XVI
    “Ma vorrei ancora, con il mio cuore, con il mio amore, con la mia preghiera, con la mia riflessione, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il bene comune e il bene della Chiesa e dell’umanità…”

    Dal saluto del Papa in poi, è il racconto di un inimmaginabile conto alla rovescia, tra l’emozione visibile della folla e quella solo celata di chi ha il compito di far ruotare sui cardini la porta che chiude un palazzo e una stagione della Chiesa. E anche qui, osserva Peverini, la televisione fa riflettere mentre illustra.

    Paolo Peverini
    semiologo, docente LUISS
    “Quindi, questa immagine di chiusura – che in realtà è il preludio a una nuova fase, a una nuova apertura – l’ho trovato molto intelligente dal punta di vista di una semiotica del linguaggio audiovisivo. Ed è stato anche molto interessante il modo in cui tutto l’apparato enunciativo della grande macchina televisiva della diretta del Centro Televisivo Vaticano si sia posto nei confronti degli spettatori, in un modo non didascalico, non pedagogico. L’idea era sempre quella di muoversi su un doppio registro: informativo, da un lato, e dall’altro di ordine simbolico”.

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