Gocce di Vita – Come deve essere la spiritualità della famiglia?

    Gocce di Vita – Come deve essere la spiritualità della famiglia?

    Category Gocce di Vita

    La spiritualità della famiglia è fatta di gioia, di festa, di sessualità, di riposo e di sofferenze

    Molte coppie, abituate ad una partecipazione attiva nella comunità e ad un ritmo nella vita di preghiera, sentono un po’ di confusione, se stanno crescendo nella loro spiritualità. Succede che nel matrimonio, l’arrivo o meno dei figli e tanti avvenimenti che influiscono sulla vita della famiglia provocano conseguenze nella quotidianità. Sorgono allora i dubbi. Qualche persona pensa che la famiglia possa essere un ostacolo alla vita nello Spirito. Ma è esattamente il contrario: la vita in famiglia “è un percorso che il Signore utilizza per portarli ai vertici dell’unione mistica”, come afferma Papa Franceso nell’Esortazione Post-sinodale Amoris Laetitia.

    Spiritualità fatta di gesti concreti

    La spiritualità dell’amore familiare è fatta di migliaia di gesti reali e concreti. In questa varietà di doni e di incontri che fanno maturare la comunione, Dio ha la propria dimora”, dice il Papa. La dinamica dei rapporti favorisce caratteristiche fondamentali di questa specifica spiritualità. L’intimità dellìamore coniugale rende gloria a Dio.

    La presenza del Signore abita nella famiglia reale e concreta, con tutte le sue sofferenze, lotte, gioie e i suoi propositi quotidiani. Quando si vive in famiglia, lì è difficile fingere e mentire, non possiamo mostrare una maschera. Se l’amore anima questa autenticità, il Signore vi regna con la sua gioia e la sua pace”, aggiunge il Papa. Egli spiega che la famiglia vive la sua spiritualità, essendo una chiesa domestica e una cellula viva per trasformare il mondo.

    Vita nello Spirito

    Persone “che hanno desideri spirituali profondi non devono sentire che la famiglia li allontana dalla crescita nella vita dello Spirito”. La grazia divina si raggiunge, poco a poco, attraverso la vita matrimoniale. Difficoltà e sofferenze offerte per amore ci permettono di partecipare al mistero della croce di Cristo. Momenti di gioia, di riposo, di festa, di sessualità sono sentiti come una partecipazione alla vita piena della Sua Rissurrezione.

    Gesti quotidiani modellano la famiglia in un luogo teologale, permettendo di sperimentare la presenza mistica del Signore Risorto. La spiritualità matrimoniale viene dal legame abitato dall’amore divino. Dedicazione che unisce umano e divino, perché è piena dell’amore di Dio.

    Preghiera in famiglia

    Mezzo privilegiato per esprimere e rafforzare questa fede pasquale è la preghiera in famiglia. Papa Francesco indica “qualche minuto, ogni giorno, per essere unito nella presenza del Signore Vivo”. In questi momenti, è possibile dire a Dio ciò che ci preoccupa, pregare per i bisogni familiari, pregare per qualcuno bisognoso, chiedere l’aiuto per amare, ringraziare per la vita e per le cose belle, supplicare la protezione della Madonna.

    Con parole semplici, questo momento di preghiera può fare tantissimo bene alla famiglia. Le diverse espressioni della pietà popolare sono un tesoro di spiritualità per molte famiglie. Il cammino comunitario di preghiera raggiunge il suo culmine nella partecipazione comune all’Eucaristia, soprattutto nel contesto del riposo domenicale. Gesù bussa alla porta della famiglia per condividere con essa la Cena eucaristica (cfr Ap 3,20), insegna Amoris Laetitia.

    Amore per tutta la vita

    Colui che non si decide ad amare per sempre, è difficile che possa amare sinceramente un solo giorno”, ricorda Papa Francesco. “È un’appartenenza del cuore, là dove solo Dio vede (cfr Mt 5,28). Ogni mattina quando ci si alza, si rinnova davanti a Dio questa decisione di fedeltà, accada quel che accada durante la giornata”, completa il Santo Padre.

    Famiglia non è realtà perfetta

    In questa ricerca di crescita, ci consola l’affermazione di Papa Francesco che “nessuna famiglia è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre, ma richiede un graduale sviluppo della propria capacità di amare”. Questa coscienza ci impedisce di giudicare il nostro prossimo in modo duro e ci permette di valutare il percorso della nostra famiglia “per smettere di pretendere dalle relazioni interpersonali una perfezione, una purezza di intenzioni e una coerenza che potremo trovare solo nel Regno definitivo”.

    Che cosa vuoi che io faccia per te?

    Alla fine di questo testo, vi lascio un esercizio, specialmente per le coppie. Imitando l’atteggiamento di Gesù, che si colloca davanti al cieco Bartimeo con tutta la disponibilità: “Che cosa vuoi che io faccia per te?” (Mc 10,51), mettiti davanti al tuo coniuge e fagli questa domanda: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. Quando una persona si offre gratuitamente, la conseguenza è essere davanti all’altro e dimenticarsi di tutto ciò che esiste attorno a sé. Presto, vedrai fiorire la tenerezza, suscitando in tutti la gioia di sentirsi amati.

    – Rodrigo Luis –
    Comunità Canção Nova

     

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