Convento e Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

    Convento e Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

    Uno spazio di adorazione (Titulus Caeciliae) era presente prima del sec. V nella domus romana creduta di San Valeriano, consorte della santa martirizzata durante l’impero di Marco Aurelio (161-180 d.C.) Il papa Pasquale I (817-824) d.C.) costruì l’odierna basilica, alla quale furono annessi il portico, il campanile e la parte destra del convento con il chiostro (fine sec. XII- inizi XIII); accomodamenti vennero eseguiti intorno al 1540 (edificazione del coro, con l’occultazione dei dipinti di Pietro Cavallini), nel 1600 (sistemazione della confessione, innalzamento del presbiterio ed altari ai lati), ed ancora nel 1724, venne eseguito un restauro profondo, conseguito per il cardinale Francesco Acquaviva, da Domenico Paradisi e Luigi Bagattoni (la volta, i coretti, gli ornamenti a stucco, il nartece e la facciata). In seguito nel 1741-1742 venne edificato il prospetto del convento nella piazza; in aggiunta nel 1823, su mandato del cardinale Giacomo Doria, furono incorporate, per motivi statici, le colonne delle navate in pilastri (della Basilica stessa) ed in conclusione, alla fine del 1800, fu rinnovata la cripta. 

    Il grandioso ingresso, forse di Ferdinando Fuga, immette in un ampio cortile coltivato a giardino, con al centro una vasca rettangolare abbellita da un antico cantaro di marmo. 

    Sulla facciata della chiesa ha sul davanti un portico, con colonne antiche e un architrave ornato di mosaici, con lapidi e con parti medievali; a destra si trova lo sfarzoso monumento al cardinale Paolo Emilio Sfrondrati  (m. 1618), su disegno di Girolamo Rainaldi, con bassorilievi di marmo, relativi alla identificazione delle spoglie della martire voluta dal cardinale medesimo nel 1599. 

    Quest’antichissima chiesa fu fondata proprio sul sito della casa di Santa Cecilia, dove visse con San Valeriano, suo sposo. Quando il suddetto cardinale Sfrondati, fece riaprire la tomba, il corpo della santa fu trovato intatto, sdraiato e ravvolto in una veste d’oro. Sul collo si vedevano ancora le ferite inferte a tre colpi di spada del boia, poiché il primo non riuscì a provocarne la morte immediata. Il Pontefice Clemente VIII venne a visitare la salma, che Stefano Maderno schizzò in un disegno, in base al quale poi eseguì la celebre e commovente statua che giace sotto l’altare maggiore. 

    Santa Cecilia apparteneva ad una nobile famiglia patrizia per nascita e per matrimonio, e viene ricordata il 22 novembre con solenni e popolari funzioni. 

    L’interno 

    L’interno preceduto da vestibolo è a tre navate: la maggiore, abside con volta a botte ribassata, è separata dalle laterali da pilastri che riparano tre  colonne antiche. 

    Nel vestibolo: a.d., tomba del cardinale di Harford ; a sinistra monumento del cardinale Nicolò Forteguerri attribuito a Mino da Fiesole, ricomposto nel 1895. Alla parete destra del vestibolo si addossa una cappella con un Crocifisso della Madonna e S. Giovanni Evangelista, affresco staccato del tardo sec. XIV e altro, quattrocentesco, sulla parete sinistra, della Madonna in trono e santi. 

    L’ampia e luminosa navata centrale conserva il vivace carattere settecentesco; nella volta, affreschi (apoteosi di S. Cecilia) di Sebastiano Conca (c. 1727). Dalla navata d. attraverso un corridoio affrescato (paesaggio e santi) da Paul Brill (in fondo, statua di San Sebastiano della prima metà del sec. XVI attribuita a Lorenzetto; a sinistra San Valeriano e Santa Cecilia di Guido Reni si accede alla cappella del bagno, il CALIDARIUM dove secondo la tradizione la santa restò tre giorni esposta ai vapori prima del martirio. Sono visibili le antiche condutture termali, decorato da affreschi attribuiti ad Andrea Lilli, ha sull’altare una Decollazione della santa del Reni (c. 1603). Sulla navata destra si apre anche la quattrocentesca Cappella dei Ponziani con volta a crociera decorata da un Dio Padre tra gli evangelisti di Antonio di Massaro, autore anche degli affreschi delle pareti (c. 1470); alte con paliotto cosmatesco. Fra questa cappella e la successiva, altare di San Benedetto con tela di Giuseppe Ghezzi. 

    Alla CAPPELLA DELLE RELIQUIE – sul disegno di Luigi Vanvitelli che eseguì anche la pala e all’affresco della volta – è adiacente un piccolo ambiente con il monumento del cardinale Mariano Rampolla, del Tindaro Teatrale composizione di Enrico Quattrini (1929). Alla parete destra testata della navata, affresco quasi illeggibile (S. Cecilia appare a Pasquale I, sec. XII) staccato dal portico. 

    Nel presbiterio: al centro ciborio, capolavoro di architettura e scultura gotica di Arnolfo di Cambio (firma 1293), su quatto colonne a marmo nero e bianco, con archi trilobi, timpani e cuspidi, decorato con rilievi e statuette di angeli, santi profeti ed evangelisti; sotto l’altare sepolcro in marmi e bronzi dorati contenente la celebre statua di Santa Cecilia di Stefano Maderno (1600; restaurata nel 2001), che ritrasse il corpo della santa come fu visto all’atto della ricognizione (1599). Nel catino mosaico (c. 829) del Redentore benedicente con San Paolo, Cecilia e Pasquale I che reca il nimbo quadrato dei viventi e il modellino della chiesa e a destra San Pietro, Valeriano e Agata; intorno, simboli cristiani, nella fascia inferiore Agnello mistico e due teorie di agnelli. Ai lati dell’abside, entro nicchie, busti Clemente XI e di Innocenzo XII attribuiti a Giuseppe Mazzuoli (1723-25). Alla testata della navata  sinistra, San Pietro e Paolo di Giovanni Baglione. Seguono in successione sugli altari, S. Agata di Paolo Guidotti, S. Andrea del Baglione e S. Stefano e Lorenzo di Giuseppe Ghezzi. 

    Alla navata sinistra è adiacente il Chiostro (sec. XII) che scandito da pilastri e caratterizzato da archetti su colonnine (fortemente contrastante è la chiusura moderna a finestre) è stato alterato dall’inserimento di un muro, con arcate rette da capitelli e colonne antiche, costruito nel 1559 per sostenere il refettorio del convento. Su una parete una lunetta di Francesco Vanni (Morte di S. Cecilia) e altre due di Baglione. Una scala di accesso al coro delle monache, addossato alla controfacciata della Chiesa su cui sussiste il Giudizio Universale, capolavoro di Pietro Cavallini (1289-93) riscoperta nel 1900, l’opera più significativa della pittura pregiottesca romana illustra in alto, Gesù tra la Madonna, il Battista e gli apostoli. In basso al di sotto del piano degli stalli, gli angeli che suonano le trombe e le schiere dei bassi e dei reprobi. L’Annunciazione, a lato dell’Ingresso e il sogno di Giacobbe e l’inganno d’Isacco, sulla parete opposta, sono parte del ciclo cavalliniano. 

    Il complesso archeologico nei sotterranei è stato rimesso in luce per le più negli scavi del 1899; di non facile lettura, è costituito da una serie di istruzione succedutesi dell’età tardo-repubblicano ai sec. II e IV, di cui rimangono i pavimenti in opus signatum e a mosaico bianco e nero, un ambiente termale, una stanza con otto silos circolari e vari frammenti di rilievi.

    L’ultimo ambiente è la cripta, opera bizantineggiante di G. B. Giovenale (1899-1901) eseguita a spese del cardinale Rampolla modificando ambiente preesistenti sulla “fenestella confessionis” si vedono i sarcofagi dei santi Cecilia, Valeriano, Tiburzio e Massimo e dei papi Lucio e Urbano). 

    Indagini eseguite nel 1988 sotto la cappella delle Reliquie e l’attiguo convento delle Francescane hanno individuato una vasca battesimale circolare in laterizio, risalente forse al V sec. e sopraelevata nel Medioevo, testimonianza rarissima in Roma, del battesimo per immersione, collocata in una stanza perfettamente conservata (ricavata da un ambiente del sec. II) con alle pareti resti notevoli della decorazione pittorica a velari.

     Servizio di Franco Iannotti – Studioso di Roma

     

    Visita virtuale alla Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

     

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