Come e quando ho avuto certezza della mia chiamata alla vita religiosa

    Come e quando ho avuto certezza della mia chiamata alla vita religiosa

    La chiamata alla vita religiosa è un atto d’amore di Dio che posa il suo sguardo misericordioso sui suoi prescelti, per condividere con loro il suo progetto di salvezza per l’umanità.
    É proprio così che ho sentito la mia chiamata: un Dio che, per motivi misteriosi, mi ha guardata, mi ha scelta, mi ha colmata del suo amore e mi ha voluta tutta per sé.
    Sono entrata in convento, presso le suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo, all’età di 32 anni, ma la chiamata l’ho sentita molto tempo prima. Ho fatto un lungo periodo di discernimento, aiutata da alcuni sacerdoti, anche a causa delle mie condizioni fisiche; infatti, per problemi di salute, avuti subito dopo la mia nascita, non ho avuto uno sviluppo fisico normale. Ma proprio grazie alla mia deficienza posso testimoniare come il Signore abbia agito grandemente nella mia vita.
    Già subito dopo la nascita sono stata in pericolo di vita perché non riuscivo ad alimentarmi a causa di una intossicazione, ed è stato un miracolo sopravvivere: sin dall’inizio Dio ha preservato la mia vita per essere sua sposa così come sono: fragile, piccola e imperfetta.
    E in queste mie difficoltà, che per molti avrebbero potuto essere motivo di disperazione, sin da piccola, ho fatto esperienza di un Dio Padre, che mi è stato sempre accanto e mi ha dato la forza di lottare, di andare oltre questi limiti esteriori e interiori.
    Sono cresciuta in una famiglia cattolica praticante e fin da piccola ho frequentato il catechismo, poi il gruppo giovani in una parrocchia molto attiva e soprattutto il T.L.C. (treinamento de liderança cristà – corsi di vita cristiana per giovani), un movimento ecclesiale in cui ho incontrato Cristo come persona che ama e che si lascia amare, e ho sperimentato anche una Chiesa viva e presente. Così è cresciuto in me il desiderio di donare la mia vita a servizio di Dio e della Chiesa e i miei studi, ma anche il mio lavoro sociale e ecclesiale, sono stati votati a questo fine. In una società secolarizzata, dove i criteri di valutazione di una persona sono l’aspetto fisico, la salute e il benessere ad ogni costo, e il dominio sugli altri, Dio mi ha posta come segno di contraddizione, perché la mia persona è all’opposto dai canoni proposti dalla società di oggi e, nonostante ciò, sono riuscita ad affermarmi nel mondo degli studi e lavorativo. Ma nel momento in cui il desiderio di donarmi totalmente al Signore è stato prorompente, ho dovuto fare i conti con me stessa e con tutte le mie difficoltà. Ed ecco affiorare dubbi, paure, incertezze e la domanda che tormenta ogni chiamata: “PERCHE’ PROPRIO IO?” e soprattutto “PERCHE’ PROPRIO IO NELLE MIE CONDIZINI?”
    Nella mia vita ho dovuto affrontare molte sfide, ma adesso mi si imponeva una sfida più grande: se Dio mi voleva veramente nella vita religiosa, che comportava il dover condividere la mia vita con altre persone “estranee”, fuori dal mio ambiente familiare e sociale, dove tutti mi conoscevano, sarei stata in grado di abituarmi a questo nuovo ambiente? E le mie future consorelle mi avrebbero accettata così come sono? Avrei trovato qualche convento disposto ad aprirmi le porte? Dio, oltre ad essere un Padre Misericordioso per me è stato anche un grande pedagogo e psicologo, e io che, per motivo di studi, conosco sia la pedagogia che la psicologia, posso affermare che veramente Lui, con la sua “sapienza divina”, mi ha condotta per mano e mi ha dato tutti gli strumenti per vincere paure e traumi e abbattere tante barriere che spesse volte non vengono dal di fuori, ma ce li creiamo noi stessi come autodifesa. Per farmi capire che, per la sua grazia, io ero in grado di poter scegliere tutto nella vita, Lui mi ha dato veramente tutto, mettendomi accanto persone che mi hanno guidata e incoraggiata nelle mie scelte, a cominciare dalla mia famiglia.
    Prima di entrare in convento ero una donna realizzata sia dal punto di vista sociale che affettivo, totalmente indipendente e con tutti i traguardi raggiunti. Certo non senza difficoltà, e non per le mie capacità, ma sospinta sempre dalla mano di Dio. Ma non mi sentivo pienamente realizzata, tutto ciò che avevo non mi dava la vera felicità, queste cose in realtà non avevano nessuna attrattiva per me.
    Nel periodo di discernimento, rivedendo la mia vita e riconoscendo i “piccoli e grandi miracoli” che il Signore aveva compiuto in me, non potevo che essere grata di tanta benevolenza e rendendomi conto che la mia vita niente sarebbe valsa se non vissuta per il Signore, l’unica cosa che potevo offrirgli, proprio in senso di gratitudine, era la mia stessa vita: vita vissuta sempre come Suo dono e che adesso il Creatore mi chiedeva di rimetterla totalmente nelle sue mani. Sì, totalmente, perché oltre al desiderio di entrare nella vita religiosa sentivo la chiamata a “separarmi dal mondo” (quel mondo che mi aveva dato tanto!) per immergermi nella preghiera, nella solitudine, nell’oblazione e così essere definitivamente sua. E la prima risposta è stata il Carmelo. Ho conosciuto la spiritualità del Carmelo Scalzo ancora attraverso gli studi, ma Dio, che ci conosce molto più di quanto possiamo conoscere noi stessi, mi ha aperto un’altra strada, facendomi incontrare le suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo. Da subito mi sono interessata a questo nuovo carisma, che univa una intensa vita di preghiera all’attività apostolica e l’Adorazione Eucaristica. Ma ancora una sfida da affrontare: la Congregazione era di fondazione brasiliana, quindi per fare gli anni di formazione sarei dovuta andare in Brasile e ancora la solita domanda che mi perturbava: come affrontare tutte queste novità, tutto questo cambiamento di vita?
    E questa volta con un dissenso da parte della mia famiglia che, per un senso di protezione nei miei confronti, non accettava il fatto che io avessi scelto proprio una Congregazione straniera. Con la forza venutami dall’Alto sono andata avanti e quando ho avuto il primo incontro con la Madre Fondatrice, la quale non ha fatto nessuna opposizione alla mia entrata in questa famiglia religiosa, anzi, accogliendomi a braccia aperte, ho capito che questo era il posto che Dio aveva riservato per me. Ancora una volta ho sperimentato che chi compie la volontà del Signore e si abbandona a Lui con fiducia, tutto è possibile. Quindi, dopo il periodo di formazione in Brasile sono tornata in missione in Italia. Ma, nonostante amassi la vita apostolica, è cresciuto sempre più in me quel desiderio originario e nascosto di donare totalmente la mia vita a Dio nel nascondimento, facendo della mia incessante preghiera la prima forma di apostolato ed evangelizzazione. E così ho risposto al primo appello del Signore, entrando nella Comunità di vita Contemplativa.
    Sono stata sempre grata a Dio per il dono della mia vita, ma oggi ancor di più gli sono grata per l’immenso dono di avermi chiamata alla vita religiosa. Oggi posso dire di sentirmi pienamente realizzata, perché si è veramente felici quando troviamo il nostro posto nel mondo, e il nostro posto è quello che Dio ha scelto per noi fin dall’eternità.

    Mettiti in contatto con le Suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo

    suorecmessquillace@gmail.com

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