Speciale Santa Rita da Cascia – Ep. 2

    In questo nuovo episodio dello Speciale sulla vita di Santa Rita da Cascia, Padre Luciano De Michieli (Rettore della Basilica di Santa Rita a Cascia) e Suor Stella Lepore (Eremita a Roccaporena) ci raccontano la vita di Rita come madre e moglie.

    -> Per saperne di più sulla vita di Santa Rita, visitate il sito web ufficiale

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    Santuario della Madonna del Miracolo

    Madonna Del Miracolo – La basilica eretta intorno all’anno Mille intitolata a Sant’Andrea “infra hortos in Pincis”. Ubicata nella centralissima piazza di Spagna.

    La medaglia miracolosa è legata alle apparizioni della Vergine Maria a Caterina Labouré,  giovane novizia delle Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli. 

    Il 18 luglio 1830, alle 23:30, la giovane novizia si sente chiamare per nome. Un misterioso bambino è ai piedi del letto e la invita ad alzarsi per andare in Cappella dove la Vergine Maria la attende. Arrivati in cappella, Caterina vive uno dei momenti più dolci della sua vita: una volta inginocchiatasi, poggia le sue mani sulle ginocchia di Maria che è seduta sulla sedia del sacerdote.

    Nel mese di dicembre dello stesso anno, durante la meditazione, l’Immacolata si manifesta per l’ultima volta dicendole che non la vedrà mai più.

    il 27 novembre  1830, durante l’orazione pomeridiana, Caterina vide  la Vergine ritta su un globo che con i piedi schiacciava un serpente. Le mani di Maria erano aperte, dalle dita partivano raggi luminosi in tutte le direzioni e una voce interiore le diceva: «Questi raggi sono il simbolo delle Grazie che Maria ottiene per gli uomini». Quell’immagine venne poi gradatamente incorniciata in un ovale e a lettere d’oro si impresse l’invocazione: «O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi».

    Caterina riuscì anche a vedere il retro della Medaglia; sulla parte superiore apparve una lettera M nella quale si intrecciava una croce, simboleggianti il nome di Maria e il sacrificio del Redentore.

    In basso sul fondo comparvero due cuori, uno coronato di spine e l’altro trafitto da una spada. Queste due immagini rappresentano il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria. 

    Al termine, la novizia udì una voce interiore che le ingiunse di far coniare la Medaglia con la promessa che «le persone che la porteranno con fiducia, riceveranno grandi grazie».

    Fonte: https://www.madonnadelmiracolo.it/

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    Il tempio è un esaltante Capolavoro di Gian Lorenzo Bernini (1598 – 1680) che a questa opera rimase sempre particolarmente affezionato come alla manifestazione più completa della sua geniale poetica singolare versatilità e l’impareggiabile efficacia delle sue opere.

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    Servizio di Franco Iannotti – Studioso di Roma

     

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    Uno spazio di adorazione (Titulus Caeciliae) era presente prima del sec. V nella domus romana creduta di San Valeriano, consorte della santa martirizzata durante l’impero di Marco Aurelio (161-180 d.C.) Il papa Pasquale I (817-824) d.C.) costruì l’odierna basilica, alla quale furono annessi il portico, il campanile e la parte destra del convento con il chiostro (fine sec. XII- inizi XIII); accomodamenti vennero eseguiti intorno al 1540 (edificazione del coro, con l’occultazione dei dipinti di Pietro Cavallini), nel 1600 (sistemazione della confessione, innalzamento del presbiterio ed altari ai lati), ed ancora nel 1724, venne eseguito un restauro profondo, conseguito per il cardinale Francesco Acquaviva, da Domenico Paradisi e Luigi Bagattoni (la volta, i coretti, gli ornamenti a stucco, il nartece e la facciata). In seguito nel 1741-1742 venne edificato il prospetto del convento nella piazza; in aggiunta nel 1823, su mandato del cardinale Giacomo Doria, furono incorporate, per motivi statici, le colonne delle navate in pilastri (della Basilica stessa) ed in conclusione, alla fine del 1800, fu rinnovata la cripta. 

    Il grandioso ingresso, forse di Ferdinando Fuga, immette in un ampio cortile coltivato a giardino, con al centro una vasca rettangolare abbellita da un antico cantaro di marmo. 

    Sulla facciata della chiesa ha sul davanti un portico, con colonne antiche e un architrave ornato di mosaici, con lapidi e con parti medievali; a destra si trova lo sfarzoso monumento al cardinale Paolo Emilio Sfrondrati  (m. 1618), su disegno di Girolamo Rainaldi, con bassorilievi di marmo, relativi alla identificazione delle spoglie della martire voluta dal cardinale medesimo nel 1599. 

    Quest’antichissima chiesa fu fondata proprio sul sito della casa di Santa Cecilia, dove visse con San Valeriano, suo sposo. Quando il suddetto cardinale Sfrondati, fece riaprire la tomba, il corpo della santa fu trovato intatto, sdraiato e ravvolto in una veste d’oro. Sul collo si vedevano ancora le ferite inferte a tre colpi di spada del boia, poiché il primo non riuscì a provocarne la morte immediata. Il Pontefice Clemente VIII venne a visitare la salma, che Stefano Maderno schizzò in un disegno, in base al quale poi eseguì la celebre e commovente statua che giace sotto l’altare maggiore. 

    Santa Cecilia apparteneva ad una nobile famiglia patrizia per nascita e per matrimonio, e viene ricordata il 22 novembre con solenni e popolari funzioni. 

    L’interno 

    L’interno preceduto da vestibolo è a tre navate: la maggiore, abside con volta a botte ribassata, è separata dalle laterali da pilastri che riparano tre  colonne antiche. 

    Nel vestibolo: a.d., tomba del cardinale di Harford ; a sinistra monumento del cardinale Nicolò Forteguerri attribuito a Mino da Fiesole, ricomposto nel 1895. Alla parete destra del vestibolo si addossa una cappella con un Crocifisso della Madonna e S. Giovanni Evangelista, affresco staccato del tardo sec. XIV e altro, quattrocentesco, sulla parete sinistra, della Madonna in trono e santi. 

    L’ampia e luminosa navata centrale conserva il vivace carattere settecentesco; nella volta, affreschi (apoteosi di S. Cecilia) di Sebastiano Conca (c. 1727). Dalla navata d. attraverso un corridoio affrescato (paesaggio e santi) da Paul Brill (in fondo, statua di San Sebastiano della prima metà del sec. XVI attribuita a Lorenzetto; a sinistra San Valeriano e Santa Cecilia di Guido Reni si accede alla cappella del bagno, il CALIDARIUM dove secondo la tradizione la santa restò tre giorni esposta ai vapori prima del martirio. Sono visibili le antiche condutture termali, decorato da affreschi attribuiti ad Andrea Lilli, ha sull’altare una Decollazione della santa del Reni (c. 1603). Sulla navata destra si apre anche la quattrocentesca Cappella dei Ponziani con volta a crociera decorata da un Dio Padre tra gli evangelisti di Antonio di Massaro, autore anche degli affreschi delle pareti (c. 1470); alte con paliotto cosmatesco. Fra questa cappella e la successiva, altare di San Benedetto con tela di Giuseppe Ghezzi. 

    Alla CAPPELLA DELLE RELIQUIE – sul disegno di Luigi Vanvitelli che eseguì anche la pala e all’affresco della volta – è adiacente un piccolo ambiente con il monumento del cardinale Mariano Rampolla, del Tindaro Teatrale composizione di Enrico Quattrini (1929). Alla parete destra testata della navata, affresco quasi illeggibile (S. Cecilia appare a Pasquale I, sec. XII) staccato dal portico. 

    Nel presbiterio: al centro ciborio, capolavoro di architettura e scultura gotica di Arnolfo di Cambio (firma 1293), su quatto colonne a marmo nero e bianco, con archi trilobi, timpani e cuspidi, decorato con rilievi e statuette di angeli, santi profeti ed evangelisti; sotto l’altare sepolcro in marmi e bronzi dorati contenente la celebre statua di Santa Cecilia di Stefano Maderno (1600; restaurata nel 2001), che ritrasse il corpo della santa come fu visto all’atto della ricognizione (1599). Nel catino mosaico (c. 829) del Redentore benedicente con San Paolo, Cecilia e Pasquale I che reca il nimbo quadrato dei viventi e il modellino della chiesa e a destra San Pietro, Valeriano e Agata; intorno, simboli cristiani, nella fascia inferiore Agnello mistico e due teorie di agnelli. Ai lati dell’abside, entro nicchie, busti Clemente XI e di Innocenzo XII attribuiti a Giuseppe Mazzuoli (1723-25). Alla testata della navata  sinistra, San Pietro e Paolo di Giovanni Baglione. Seguono in successione sugli altari, S. Agata di Paolo Guidotti, S. Andrea del Baglione e S. Stefano e Lorenzo di Giuseppe Ghezzi. 

    Alla navata sinistra è adiacente il Chiostro (sec. XII) che scandito da pilastri e caratterizzato da archetti su colonnine (fortemente contrastante è la chiusura moderna a finestre) è stato alterato dall’inserimento di un muro, con arcate rette da capitelli e colonne antiche, costruito nel 1559 per sostenere il refettorio del convento. Su una parete una lunetta di Francesco Vanni (Morte di S. Cecilia) e altre due di Baglione. Una scala di accesso al coro delle monache, addossato alla controfacciata della Chiesa su cui sussiste il Giudizio Universale, capolavoro di Pietro Cavallini (1289-93) riscoperta nel 1900, l’opera più significativa della pittura pregiottesca romana illustra in alto, Gesù tra la Madonna, il Battista e gli apostoli. In basso al di sotto del piano degli stalli, gli angeli che suonano le trombe e le schiere dei bassi e dei reprobi. L’Annunciazione, a lato dell’Ingresso e il sogno di Giacobbe e l’inganno d’Isacco, sulla parete opposta, sono parte del ciclo cavalliniano. 

    Il complesso archeologico nei sotterranei è stato rimesso in luce per le più negli scavi del 1899; di non facile lettura, è costituito da una serie di istruzione succedutesi dell’età tardo-repubblicano ai sec. II e IV, di cui rimangono i pavimenti in opus signatum e a mosaico bianco e nero, un ambiente termale, una stanza con otto silos circolari e vari frammenti di rilievi.

    L’ultimo ambiente è la cripta, opera bizantineggiante di G. B. Giovenale (1899-1901) eseguita a spese del cardinale Rampolla modificando ambiente preesistenti sulla “fenestella confessionis” si vedono i sarcofagi dei santi Cecilia, Valeriano, Tiburzio e Massimo e dei papi Lucio e Urbano). 

    Indagini eseguite nel 1988 sotto la cappella delle Reliquie e l’attiguo convento delle Francescane hanno individuato una vasca battesimale circolare in laterizio, risalente forse al V sec. e sopraelevata nel Medioevo, testimonianza rarissima in Roma, del battesimo per immersione, collocata in una stanza perfettamente conservata (ricavata da un ambiente del sec. II) con alle pareti resti notevoli della decorazione pittorica a velari.

     Servizio di Franco Iannotti – Studioso di Roma

     

    Visita virtuale alla Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

     

    Solennità di tutti i Santi. Un cammino da fare insieme!

    In Via Giulia a Roma è possibile ammirare tante belle chiese con reliquie e memorie di molti santi. Queste chiese sono amministrate dalle antiche confraternite che esistono da più di 500 anni e che hanno lo stile di vita della prima comunità cristiana descritta negli Atti degli Apostoli 2,42-48. Contempliamo nei loro gesti un segno della presenza di Gesù, la santità della porta accanto fatta di quotidianità, di presenza e amore.

    Guarda  il video:

    La chiamata alla santità non è un privilegio riservato al bene personale delle persone, ma una vocazione a vivere l’amore come un dono per la comunità.

    Il cammino di santità è un percorso da fare insieme, nella compagnia dei santi.  La santità si sperimenta insieme e si raggiunge insieme.

    I santi sono sempre in compagnia: dove ve n’è uno, ne troviamo sempre molti altri.

    La santità del quotidiano fa fiorire la comunione ed è un generatore “relazionale”.

    La santità si nutre di relazioni, di confidenza, di comunione.

    La santità è un cammino personale, ma non individuale, ciascuno ha la responsabilità della crescita della propria fede e di quella dei fratelli e delle sorelle.

    Il Signore ci chiama insieme ad essere santi! Ciascuno, secondo il dono della vocazione specifica, è chiamato ad incarnare nella quotidianità la dimensione della santità, sapendo che il “più piccolo frammento e spazio quotidiano”, vissuto nella santità farà crescere l’intera comunione della Chiesa.

    Papa Francesco dice in Gaudete et exultate che Gesù risorto è presente nella comunità che custodisce i piccoli particolari dell’amore, dove i membri si prendono cura gli uni degli altri e costituiscono uno spazio aperto ed evangelizzatore. Essi si santificano secondo il progetto del Padre.

    (Dalla Gaudete et exultate di Papa Francesco (n. 145)

    Oggi, in un unico giubilo di festa la Chiesa ancora pellegrina sulla terra venera la memoria di coloro della cui compagnia esulta il cielo, per essere incitata dal loro esempio, allietata dalla loro protezione e coronata dalla loro vittoria davanti alla maestà divina.

    “L’amore perfetto consiste nel sopportare i difetti degli altri, non stupirsi delle loro debolezze, edificarsi dei minimi atti di virtù che essi praticano, ma soprattutto ho capito che l’amore non deve restare affatto chiuso nel fondo del cuore.” (Santa Teresa di Lisieux)

    *Voce di Luca Breda*

     

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    Fonti: https://www.ascjroma.org/internacional/pagina/1568-spiritualita-le-12-promesse-del-sacro-cuore-di-gesu

    Santa Margherita Maria Alacoque: la Santa del giorno.

    Voce: Luca Breda e Letizia Dalla Nora

    Immagini: Archivio Canção Nova – Francia Città: Borgogna

    Musica: Maarten Schellekens Hopeful (free copyright)

    Santa Teresa del Bambino Gesù– La Santità e la sorella Leonia

    Teresa come tutti i santi d’altronde ci insegnano che santi non si nasce… Santi si diventa!
    Lei ha tracciato il suo cammino di santità attraverso la “piccola via” questa Fiducia e Abbandono in Dio e
    nella sua Volontà dimenticando se stessa e i suoi capricci.

    Sr. Emanuela Prisco – CMSS

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    In questo piccolo documentario vorremmo presentare i luoghi di Santa Faustina Kowaslka e ricordare il giorno della dedicazione del Santuario della Divina Misericordia a Cracovia realizzato da Giovanni Paolo II nel 2002. In quella occasione Il santo Padre invitava i fedeli a riscoprire il volto del Padre, Misericordioso e Dio di ogni consolazione.

    Pregava che il Santuario fosse un luogo dell’Annuncio del messaggio sull’amore misericordioso di Dio, un luogo di conversione e penitenza.

    Infatti, il Santuario a Cracovia riceve migliaia di fedeli ogni giorno provenienti da tutte le parti del mondo. 

    Possiamo ripetere con Santa Faustina: Gesù io confido in Te. 

    Guarda il video:

    ::Scheda Tecnica::

    Immagini: Archivio Canção Nova – Roma. Anno 2002

    Città: Cracovia

    Tecnici della ripresa: Marcos Jobert e Fabiana Azambuja

    Voce: Luca Breda e Letizia Dalla Nora 

    Musica: Pai você sabe tudo – artista Banda Dom – CD – O amor vai falar 

    Produzione e montaggio: Cristiane Monteiro 

    Direzione generale: Daniela Oliveira 

    Realizzazione: CNPlay.it

    Fonti: Wikipedia.it in https://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Faustina_Kowalska

    Omelia Giovanni Paolo II in Cracovia in https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/2002/documents/hf_jp-ii_hom_20020817_shrine-divine-mercy.html

    Diario di Santa Faustina 

    Santuario della Divina Misericordia: https://www.divinamisericordia.it/testimoni/santa-faustina-kowalska.html

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    Sant’Agostino, esempio di vita interiore

    Sant’Agostino nacque a Tagaste (odierna Algeria) il 13 novembre 354 da una famiglia di piccolo proprietari terrieri. Dalla madre riceve un’educazione cristiana, ma dopo aver letto l’Ortensio di Cicerone abbraccia la filosofia aderendo al manicheismo. Risale al 387 il viaggio a Milano, città dove conosce sant’Ambrogio. L’incontro si rivela importante per il cammino di fede di Agostino: è da Ambrogio che riceve il battesimo. Successivamente ritorna in Africa con il desiderio di creare una comunità di monaci; dopo la morte della madre si reca a Ippona, dove viene ordinato sacerdote e vescovo. Le sue opere teologiche, mistiche, filosofiche e polemiche – quest’ultime riflettono l’intensa lotta che Agostino intraprese contro le eresie, a cui dedica parte della sua vita – sono tuttora studiate. Agostino per il suo pensiero, racchiuso in testi come «Confessioni» o «Città di Dio», ha meritato il titolo di Dottore della Chiesa. 

    La sua vita si svolse in un periodo di crisi quando l’impero romano si andava ormai sfaldando sotto la pressione dei nuovi popoli invasori. Il 28 agosto del 430 Ippona era assediata dai Vandali. Agostino morente ha vissuto profondamente quel dramma. Benché confidasse totalmente in Dio, non poteva sentirsi alieno dalle sofferenze del suo popolo. Fin dalla sua ordinazione sacerdotale, ma soprattutto dal giorno della sua consacrazione a vescovo di Ippona nel 395, si era identificato con esso nella ricerca del trionfo della causa di Dio e nel servizio della Chiesa. Fondò comunità religiose perché vivessero più profondamente questa unità e ne fossero fermento e segno di carità e di umiltà. Promotore di unità e di pace, con la sua sapienza risplende tra i dottori della Chiesa. Agostino è ancora vivo nei suoi scritti e nelle comunità che seguono la sua Regola di vita. 

    Muore il 28 agosto del 430 all’età di 76 anni. I suoi resti mortali si venerano nella basilica di san Pietro in Ciel D’oro a Pavia, nella regione della Lombardia – Italia. 

    Fonte: https://www.agostiniani.it/storia-cultura/santi-e-beati-agostiniani/#NostroSanto e santo del giorno – Eprex liturgia 

     

    A Roma, nella Chiesa di Santo Agostino, nel cuore del centro storico, abbiamo pregato davanti all’altare dedicato a lui, con il Segretario Generale dell’ordine di Santo Agostino, Fr. Pasquale Di Lernia.

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