Teologia della Comunità Religiosa – parte 11

     

    << Gesù il mediatore di vita divina >>

    Lumen gentium: Missione del Figlio

    3. È venuto quindi il Figlio, mandato dal Padre, il quale ci ha scelti in lui prima della fondazione del mondo e ci ha predestinati ad essere adottati in figli, perché in lui volle accentrare tutte le cose (cfr. Ef 1,4-5 e 10). Perciò Cristo, per adempiere la volontà del Padre, ha inaugurato in terra il regno dei cieli e ci ha rivelato il mistero di lui, e con la sua obbedienza ha operato la redenzione. La Chiesa, ossia il regno di Cristo già presente in mistero, per la potenza di Dio cresce visibilmente nel mondo. Questo inizio e questa crescita sono significati dal sangue e dall’acqua, che uscirono dal costato aperto di Gesù crocifisso (cfr. Gv 19,34), e sono preannunziati dalle parole del Signore circa la sua morte in croce: « Ed io, quando sarò levato in alto da terra, tutti attirerò a me » (Gv 12,32).

    Ogni volta che il sacrificio della croce, col quale Cristo, nostro agnello pasquale, è stato immolato (cfr. 1 Cor 5,7), viene celebrato sull’altare, si rinnova l’opera della nostra redenzione. E insieme, col sacramento del pane eucaristico, viene rappresentata ed effettuata l’unità dei fedeli, che costituiscono un solo corpo in Cristo (cfr. 1 Cor 10,17). Tutti gli uomini sono chiamati a questa unione con Cristo, che è la luce del mondo; da lui veniamo, per mezzo suo viviamo, a lui siamo diretti.

    Teologia della Comunità Religiosa – parte 12

    << La vita religiosa nell’Ecclesia de Trinitate >>

    Nasce dall’amore di Dio rappresenta nella Chiesa la forma di vita che il Figlio di Dio vive nella docilità allo Spirito Santo.

    L’insegnamento di Vita consecrata: Confessio Trinitatis: «La stessa vita fraterna […] si propone come eloquente confessione trinitaria. Essa confessa il Padre, che vuole fare di tutti gli uomini una sola famiglia; confessa il Figlio incarnato, che raccoglie i redenti nell’unità (…); confessa lo Spirito Santo quale principio di unità nella Chiesa (…)» (n. 21).

    Luogo privilegiato in cui si rivela l’adempimento del progetto di Dio: «fare di tutta l’umanità, all’interno della civiltà dell’amore, la grande famiglia dei figli di Dio» (n. 35). «La sorgente della vita fraterna» va cercata direttamente nella comunione con le Persone della Trinità a cui lo Spirito Santo introduce (n. 42).

    Teologia della Comunità Religiosa – parte 13

    << La koinonia come dono >>

    «Sull’esempio della Chiesa primitiva in cui la moltitudine dei credenti era un cuor solo e un’anima sola (Atti 4,32), la vita in comune, nutrita dalla dottrina del Vangelo, dalla sacra Liturgia e soprattutto dall’Eucaristia, perseveri nell’orazione e nella comunione dello stesso spirito (cf Atti 2,42)». (PC 15).

    «Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere» (Atti 2,42)

    Teologia della Comunità Religiosa – parte 16

    << La Chiamata >> 

    Chiamata di Abramo e la Parola al Sinai

    Chiamata dei Dodici

    La Parola nuovo legame di sangue

    Pietro a Pentecoste Chiesa come Ekklesia Lumen gentium: Cristo «chiama gli uomini dai Giudei e dalle nazioni, per formare di essi un’unità che non è più secondo la carne ma nello Spirito, cioè il nuovo popolo di Dio.

    Infatti coloro che credono in Cristo, i rinati non da seme corruttibile ma da uno incorruttibile che è la parola del Dio vivente (cf 1 Pt 1,23), non dalla carne ma dall’acqua e dallo Spirito Santo (cf Gv 3,5-6), costituiscono “la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato… quelli che un tempo erano non popolo, ora sono il popolo di Dio” (1 Pt 2,9-10)» (n. 9). La Chiesa nasce in forza della parola del Signore Gesù: le «diede inizio predicando la buona novella» (LG 5). «Il regno dei cieli è la predicazione del Vangelo» (san Girolamo).

    Teologia della Comunità Religiosa – parte 17

    << Il fratello/sorella fa la Chiesa >>

    Il fratello come dono di Dio.

    Il fratello come presenza di Cristo Sacramentalità di Cristo: «Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Gv 1, 18). Sacramentalità del fratello: «Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi» (1 Gv 4,12)

    Teologia della Comunità Religiosa – parte 18

    << La comunità, luogo del Signore, nella testimonianza dei fondatori >>

    La dimensione teologale, ossia la partecipazione alla vita trinitaria che si articola nell’amore reciproco fino all’unità, porta con sé un’altra realtà che caratterizza la comunità religiosa: essa diventa luogo della presenza del Signore risorto. È la dimensione cristologica. Mt 28, 20 Mt 18, 20

    1. La comunità, luogo del Signore, nella testimonianza dei fondatori
    Pacomiani: «Abbiamo grande timore per non essere assolutamente di scandalo — leggiamo sempre nei Regolamenti — nel luogo dove due e tre sono riuniti nel nome di Gesù. Egli infatti è con loro e in mezzo a loro, come ha detto (cf. Mt 18,20)»

    Basilio, Agostino di Ippona ,Teodoro Balsamo Giovanni, vescovo di Antiochia Monastero chiostro del Paradiso Beda il Venerabile Aelredo di Rievaulx, Angela Merici, Teresa d’Avila, ad esempio, quando pensa al suo nuovo monastero lo sogna con «Gesù Cristo che avrebbe camminato in mezzo a noi» (Vita 32, 11), come una «dimora dove Dio si diletta… un angoletto di Dio e paradiso delle sue delizie» (Vita 35, 12).

    Lo vede, inoltre, come la casa di Betania dove il Signore «Ospite divino viene a dimorare, mangiare e a ricrearsi con noi» (Cammino di Perfezione 17, 5-6). Giovanni Battista de La Salle Giovanni Bosco

    Teologia della Comunità Religiosa – parte 20

    << Frutti della presenza di Cristo Risorto nella comunità >>

    Dall’esortazione apostolica di Paolo VI Evangeli Testificatio

    Se la comunità è il luogo di esercizio dell’amore reciproco e della presenza stessa del Signore, sono facilmente intuibili le conseguenze che questo comporta, soprattutto per la vita spirituale. La reciproca accoglienza fraterna, nella carità, contribuisce innanzitutto a «creare un ambiente atto a favorire il progresso spirituale di ciascuno (ET, 39)».

    Conseguentemente, la comunità «svolge un ruolo fondamentale nel cammino spirituale delle persone consacrate» (VC, 45). La comunità luogo naturale di crescita e di cammino nello Spirito: Vita consacrata, 67. Cristo spiega il senso delle Scritture, della vita, della vocazione, del carisma specifico dell’Istituto; rafforzare la volontà, comunica la parresia; apre la comunità; la rende strumento della sua diaconia.