Discernimento: soggettivismo o oggettività?

    Il discernimento comporta due aspetti, uno esterno e uno interno

    È oggi un termine molto usato nella Chiesa, ma non sempre a proposito. Il Papa lo usa spesso, ma non sempre viene capito. Sembra a volte un espediente per giustificare qualche trasgressione della legge di Dio, mettendoci la coscienza a posto. Il trionfo del soggettivismo nella Chiesa cattolica? No. Una grande tradizione sta dietro questa parola.

    Il discernimento comporta due aspetti, uno esterno e uno interno, oggettivo e soggettivo, che corrispondono al fine del discernimento e al mezzo per ottenerlo:

    L’aspetto oggettivo riguarda il fine, ossia la ricerca della volontà di Dio; può riguardare la scoperta della propria vocazione, oppure come comprendere la legge di Dio in una situazione concreta, il che a volte non è evidente. Però certamente Dio non si contraddice: se dice “non uccidere”, non può certo ammettere che in certi casi…

    L’aspetto soggettivo è necessario perché in realtà la volontà di Dio in sé è chiara, ciò che oscura la sua percezione sono le passioni che turbano la nostra interiorità: paura, tristezza, angoscia, risentimento, lussuria, invidia, gola, superbia… per arrivare a discernere occorre superare i turbamenti che ci accecano. La parte soggettiva serve a purificare lo spirito, non a giustificare i propri capricci, che ci accecano.
    La preghiera prolungata, la Parola di Dio  e la direzione spirituale sono lo strumento del discernimento.

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    02Senza tentazione nessuno si salva, perché l’amore a Dio è una scelta

    Nell’uso di Babilonia è sinonimo di seduzione, lusinga; desiderio, voglia. La proposta di un piacere che va contro i criteri di moralità comuni, che però agli occhi dell’uomo di oggi non valgono più nulla… assecondare la tentazione sarebbe libertà, coraggio.

    Sento spesso anche cristiani pensare in questo modo, eppure preghiamo dicendo: non ci indurre in tentazione; infatti salario del peccato è la morte.

    Facciamo chiarezza: si può parlare di tentazione solo quando si decide di fare la volontà di Dio. Se faccio gli affari miei, posso trovare degli ostacoli o dei diversivi, ma non sono tentazioni. Sir 2,1: se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione. Lo scopo della tentazione è impedirci di fare la volontà di Dio; la tentazione delle tentazioni è scoraggiarsi, rinunciare; è peccato di orgoglio. Si vince alimentando l’umiltà e la speranza.

    D’altra parte Dio permette le tentazioni, anche se mai oltre le nostre forze: è una disposizione provvidenziale che serve a farci crescere. Senza tentazioni nessuno si salva, perché l’amore a Dio è una scelta; la tentazione è la necessaria alternativa a Dio.

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