La gioia di essere consacrati al Signore

    La vocazione religiosa è un invito di Dio a seguirlo più da vicino, in una vita di castità, povertà e obbedienza. Rispondere sì a questa chiamata ci fa provare la gioia di essere ciò che Dio vuole.

    Mi chiamo Emanuela Prisco, ho 32 anni, vengo da una piccola città situata nella provincia di Napoli. Vengo da una famiglia cattolica tradizionale, mia madre è un’insegnante di scuola elementare e mio padre (deceduto) era insegnante e giornalista, ma con una grande passione per l’informatica. Ho 2 fratelli gemelli, 4 anni più giovane di me; Cesare e Francesco (che è disabile). Dato che i miei genitori erano sempre fuori casa per lavoro, i miei fratelli e io siamo cresciuti con i nonni materni. Ho sempre ammirato mio padre; Ricordo che mi piaceva guardarlo mentre lavorava, solo per il piacere di stare con lui. Quando avevo 12 anni ci siamo trasferiti in un’altro paese, è stato molto difficile, perché ho dovuto lasciare i miei amici e la scuola, il che ha causato uma certa rivolta dentro di me. Da bambina andavo  a messa con mia nonna e mia mamma,  e in casa pregavamo sempre il rosario soprattutto nel mese di maggio.

    Nella mia adolescenza peró come tutti i ragazzi in questa fase non é che mi interessavano molto queste cose, ritenendole cose da “Vecchi” volevo semplicemente uscire e godermi la vita con i miei amici.

    Spesse volte facevo festa a scuola per seguire manifestazioni e scioperi, solo per divertirmi con le cose che il mondo offriva.

    All’età di 14 anni ho incontrato un gruppo di giovani della mia parrocchia, chiamati Gioventú  Ardente Mariana (GAM).

    Con i giovani del gruppo, partecipai ad un ritiro quaresimale, dove ho potuto sperimentare l’amore di Dio e iniziare un cammino di conversione. Quando tornai a casa, dissi a mamma che volevo diventare una suora,ma in realtá non sapevo nemmeno bene cosa stessi dicendo, mamma si spaventò e lo disse immediatamente a papà, che si arrabbiò dicendo che mi avevano fatto il lavaggio del cervello. Papà mi amava così tanto che aveva paura di perdermi.

    Dopodiché, ho iniziato a sentirmi un pesce fuor d’acqua a casa mia; i miei amici erano per me estranei  e solo una cosa mi faceva stare bene: andare in chiesa per visitare Gesù nell’Eucaristia.

    Mio padre mi proibì di frequentare la chiesa e il gruppo di giovani. Per questo motivo, molte volte andavo di nascosto.

    Um giorno mentre suonavo la chitarra durante una Via Crucis vivente nella mia parrocchia arrivarono le suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo, non le conoscevo, ma una cosa attirò immediatamente la mia attenzione: erano giovani e gli occhi brillavano di gioia!

    Mi avvicinai, chiesi chi fossero, dove vivessero e il giorno dopo andai a trovarle. Da allora in poi, ogni giorno mi sono incontrata con loro per pregare.

    Così, ho iniziato un percorso di discernimento vocazionale con le sorelle, tuttavia, sempre di  nascosto da mio padre, perché non lo accettava. Quando gli ho detto che volevo davvero essere religiosa, mio ​​padre si arrabbió molto dicendo che non voleva piú sapere nulla di me, non avevo nessun posto dove andare e sono stata accolto dalle sorelle in Convento facendo un período di esperienza.

    Il 7 giugno 2009 entrai in convento efetivamente come aspirante, un mese dopo mio padre ebbe un infarto fulminante e è morto senza poterlo salutare. Sono venuto in Brasile nel gennaio 2010 per il período di formazione.

    Le prime sfide sono state la cultura e la lingua portoghese, ma come ho uma facilitá ad apprendere lingue nuove e mi é sempre piaciuto conoscere altre culture, l’ho superato rapidamente.

    Nel dicembre 2010 ritornai in Italia per aiutare per un período in una Comunitá vicino Caserta,  peró iniziai ad avere forti mal di testa e vomitavo frequentemente.

    Un giorno stavo cosí male che non riuscivo nemmeno ad alzarmi. Sono stata portata in ospedale, dove il dottore ha detto che soffrivo di una grave depressione, ma non mi fece nessun esame. Il mal di testa continuava, ritornai nuovamente in ospedale questa volta peró fui sottoposta ad uma tac e risonanza magnética.  Mi diagnosticarono un tumore alla testa.

    Fui súbito ricoverata per poi sottopormi ad un intervento chirurgico urgente, il medico non sapeva se sarebbe stato in grado di rimuovere l’intera massa tumorale, perché era già molto grande e comprometteva l’intera parte motoria. Non mi hanno detto cosa stava succedendo. La mia famiglia e le mie sorelle di comunitá  hanno iniziato a pregare per me chiedendo l’intercessione di Papa Giovanni Paolo II – che era in processo di beatificazione – e anche di Santa Teresinha, a cui sono molto devota. L’intervento è durato 6 ore, meno delle 10 ore stimate. Fui sottoposto a  chemioterapia e a radioterapia, ho avuto un problema intestinale e dovetti  sottopormi a un altro intervento chirurgico.

    Dio mi ha dato una forza così forte per affrontare la malattia, oltre a ciò, mi ha riempito di fiducia e gioia, anche con la possibilità di morire. Fino a 5 anni il cancro poteva tornare più aggressivo, ma grazie a Dio no.

    Ho un grande segno in testa, dico al Signore che è la corona di rose che mi ha dato, proprio come è stato incoronato di spine.

    Lodo Dio per la sua misericordia, per l’opportunità che mi ha dato di poter vivere e, soprattutto, di vivere per Lui.

    Ho fatto i miei voti perpetui nel 2015 e sono Felice di essere Carmelitana e Messaggera del Suo Spirito anche in mezzo alle difficoltá! Non c’é gioia piú grande per un religioso che il sapere di essere amato da Dio!

    Sr. Emanuela Prisco CMES 

    @suoremanuelacmes

    @carmelitanemessaggere

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    Quale Volontà di Dio su ciascuno di noi?

    Tante volte proviamo un po’ di paura nel chiedere a Dio: «Cosa vuoi che io faccia per Te?». Immaginiamo delle cose impossibili, che ci allontanano dai nostri sogni particolari, dai nostri piani.

    Davanti al concetto di “Volontà di Dio” pensiamo spesso all’idea di diventare sacerdote, o suora, oppure missionario in una terra lontana e sofferente. Sì, sono tutte vocazioni, chiamate di Dio. Ma non possiamo dimenticare che il piano d’Amore di Dio, cioè la Sua Volontà, è che diventiamo sempre più suoi figli, toccati dalla Sua bontà. Ed è dall’esperienza con l’Amore di Dio che può nascere una risposta ad una vocazione specifica. Solo chi ha sentito la gratuità dell’Amore di Dio può desiderare offrire tutta la vita a Lui, non già per un obbligo, un dovere, bensì per amore.

    Non possiamo avere paura di chiedere a Dio quale sia la Sua volontà e di vivere nell’ordinario dei nostri giorni la bellezza di saperci chiamati da Lui. A volte capiremo che sì, ciò che Dio vuole da noi è qualcosa di specifico, una vocazione ad un servizio generoso a Lui, nella Chiesa. Ma capiremo pure che tutta la nostra vita è una vocazione, una chiamata ad Amare Dio e gli altri, lì, dove siamo, nella nostra realtà.

    Papa Francesco, nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, ci ha spinto a vivere tutta la nostra vita con la consapevolezza che «siamo una missione». E ha altresì spiegato nello stesso documento che «la missione al cuore del popolo non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere se stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare» (EG, 175). Facciamo in modo ogni giorno, al mattino, di chiedere con sincerità a Dio «cosa vuoi che io faccia per Te?», e lasciamoci illuminare dal Suo Spirito, affinché ogni nostra azione sia una missione, un servizio di Amore a Colui che ci Ama da sempre e per sempre.

     

     

     

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    O Santo o nulla

    O Santo o nulla.

    Non è impossibile diventare santo, dato che tu sei stato creato a immagine e somiglianza di Dio, che è tre volte Santo. Stiamo ricevendo una grazia meravigliosa: lo Spirito Santo viene effuso su di noi.

    Prega così:

    Gesù, entra e assumi il controllo della mia vita. La gente guarda le apparenze; ma tu, Signore vedi il cuore, vedi che sono una persona che ha bisogno di Dio, di essere salvato; sono una persona priva del vero amore. Entra Gesù, e cambia la mia vita. Io mi affido; apro la guardia, abbatto le mie resistenze; non voglio più resistere. Ecco, io ritorno a te, Signore, sporco, vestito di stracci. Grazie, Signore perché tu mi ricevi come il Padre ha accolto il figliol prodigo: con gioia, con un abbraccio, nella festa. Il tuo figlio è tornato. Ero morto, e il Signore mi ha risuscitato; ero perduto, e il Signore mi ha ritrovato.

    Grazie, grazie.

     

     

     

     

     

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    Ricordiamo la Udienza Generale di Papa Francesco al 2017

    Ricordiamo oggi, in questo giorno speciale le parole di Papa Francesco nell’ Udieza Generale il 17 maggio dell 2017.

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    In queste settimane la nostra riflessione si muove, per così dire, nell’orbita del mistero pasquale. Oggi incontriamo colei che, secondo i vangeli, per prima vide Gesù risorto: Maria Maddalena. Era terminato da poco il riposo del sabato. Nel giorno della passione non c’era stato tempo per completare i riti funebri; per questo, in quell’alba colma di tristezza, le donne vanno alla tomba di Gesù con gli unguenti profumati. La prima ad arrivare è lei: Maria di Magdala, una delle discepole che avevano accompagnato Gesù fin dalla Galilea, mettendosi a servizio della Chiesa nascente. Nel suo tragitto verso il sepolcro si rispecchia la fedeltà di tante donne che sono devote per anni ai vialetti dei cimiteri, in ricordo di qualcuno che non c’è più. I legami più autentici non sono spezzati nemmeno dalla morte: c’è chi continua a voler bene, anche se la persona amata se n’è andata per sempre.

    Il vangelo (cfr Gv 20,1-2.11-18) descrive la Maddalena mettendo subito in evidenza che non era una donna di facili entusiasmi. Infatti, dopo la prima visita al sepolcro, lei torna delusa nel luogo dove i discepoli si nascondevano; riferisce che la pietra è stata spostata dall’ingresso del sepolcro, e la sua prima ipotesi è la più semplice che si possa formulare: qualcuno deve aver trafugato il corpo di Gesù. Così il primo annuncio che Maria porta non è quello della risurrezione, ma di un furto che ignoti hanno perpetrato, mentre tutta Gerusalemme dormiva.

    Poi i vangeli raccontano di un secondo viaggio della Maddalena verso il sepolcro di Gesù. Era testarda lei! E’ andata, è tornata … perché non si convinceva! Questa volta il suo passo è lento, pesantissimo. Maria soffre doppiamente: anzitutto per la morte di Gesù, e poi per l’inspiegabile scomparsa del suo corpo.

    E’ mentre sta china vicino alla tomba, con gli occhi pieni di lacrime, che Dio la sorprende nella maniera più inaspettata. L’evangelista Giovanni sottolinea quanto sia persistente la sua cecità: non si accorge della presenza di due angeli che la interrogano, e nemmeno s’insospettisce vedendo l’uomo alle sue spalle, che lei pensa sia il custode del giardino. E invece scopre l’avvenimento più sconvolgente della storia umana quando finalmente viene chiamata per nome: «Maria!» (v. 16).

    Com’è bello pensare che la prima apparizione del Risorto – secondo i vangeli – sia avvenuta in un modo così personale! Che c’è qualcuno che ci conosce, che vede la nostra sofferenza e delusione, e che si commuove per noi, e ci chiama per nome. È una legge che troviamo scolpita in molte pagine del vangelo. Intorno a Gesù ci sono tante persone che cercano Dio; ma la realtà più prodigiosa è che, molto prima, c’è anzitutto Dio che si preoccupa per la nostra vita, che la vuole risollevare, e per fare questo ci chiama per nome, riconoscendo il volto personale di ciascuno. Ogni uomo è una storia di amore che Dio scrive su questa terra. Ognuno di noi è una storia di amore di Dio. Ognuno di noi Dio chiama con il proprio nome: ci conosce per nome, ci guarda, ci aspetta, ci perdona, ha pazienza con noi. E’ vero o non è vero? Ognuno di noi fa questa esperienza.

    E Gesù la chiama: «Maria!»: la rivoluzione della sua vita, la rivoluzione destinata a trasformare l’esistenza di ogni uomo e donna, comincia con un nome che riecheggia nel giardino del sepolcro vuoto. I vangeli ci descrivono la felicità di Maria: la risurrezione di Gesù non è una gioia data col contagocce, ma una cascata che investe tutta la vita. L’esistenza cristiana non è intessuta di felicità soffici, ma di onde che travolgono tutto. Provate a pensare anche voi, in questo istante, col bagaglio di delusioni e sconfitte che ognuno di noi porta nel cuore, che c’è un Dio vicino a noi che ci chiama per nome e ci dice: “Rialzati, smetti di piangere, perché sono venuto a liberarti!”. E’ bello questo.

    Gesù non è uno che si adatta al mondo, tollerando che in esso perdurino la morte, la tristezza, l’odio, la distruzione morale delle persone… Il nostro Dio non è inerte, ma il nostro Dio – mi permetto la parola – è un sognatore: sogna la trasformazione del mondo, e l’ha realizzata nel mistero della Risurrezione.

    Maria vorrebbe abbracciare il suo Signore, ma Lui è ormai orientato al Padre celeste, mentre lei è inviata a portare l’annuncio ai fratelli. E così quella donna, che prima di incontrare Gesù era in balìa del maligno (cfr Lc 8,2), ora è diventata apostola della nuova e più grande speranza. La sua intercessione ci aiuti a vivere anche noi questa esperienza: nell’ora del pianto, e nell’ora dell’abbandono, ascoltare Gesù Risorto che ci chiama per nome, e col cuore pieno di gioia andare ad annunciare: «Ho visto il Signore!» (v. 18). Ho cambiato vita perché ho visto il Signore! Adesso sono diverso da prima, sono un’altra persona. Sono cambiato perché ho visto il Signore. Questa è la nostra forza e questa è la nostra speranza. Grazie.

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