Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto

    Gv 1,11

    Gesù è Dio fatto carne: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” esseri umani, ma il Vangelo dice anche che “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto”, “suoi” significa “noi”, esseri umani, ma perché noi non lo accogliamo? E perché molte persone di quel tempo non hanno riconosciuto Gesù come Messia, Re e Salvatore?

    Cosa che ha accecato e cieca gli occhi degli esseri umani in modo che non vedessero Dio presente in mezzo a noi?

    Almeno tre cose rendono ciechi gli uomini, impedendo o rendendo difficile vedere nel bambino Gesù, il Dio, Signore, Re e il Messia atteso:

    La prima è la misura, si sono abituati all’idea di un Dio grande e quindi pensano che quel bimbo non possa essere Dio!

    La seconda è la fragilità, abituati all’idea di un Dio tremendamente potente, non si adattavano alla fragilità di un bimbo.

    La terza ragione della cecità degli uomini è la semplicità, perché l’attaccamento all’idea di un Dio che è solo spirituale, hanno impedito di riconoscere nell’umanità del bimbo il Dio incarnato. Non sapete che Dio è più di quelle idee che avete su di Lui?

    Perché davvero, Lui è grande, forte e Spirito, ma se Lui è Dio, può fare tutto, anche farsi piccolo, fragile e semplice, giusto?

    Ecco il Dio delle sorprese, come diceva Benedetto XVI: “Dio è sempre fedele nel mantenere le sue promesse, ma di solito ci sorprende nel modo in cui le adempie”. E così il Dio che aveva parlato attraverso i profeti che un giorno avrebbe mandato il suo Messia stava davvero mantenendo la sua promessa, ma in un modo che non corrisponde alle loro vecchie idee su Dio, perché in questa volta è apparso: piccolo, fragile e semplice.

    Questo attaccamento alle idee fisse causa purtroppo cecità spirituale: “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto”.  Tuttavia, questo non è accaduto solo nel passato, ma continua ad accadere nel presente, specialmente nell’Eucaristia, non è vero che l’altare di ogni Santa Messa, in qualsiasi parte del mondo, è anche Betlemme? E con le parole della consacrazione del sacerdote nella Messa c’è un nuovo “fiat” e che le sue mani come il grembo di Maria ci danno il bimbo Gesù nell’ostia consacrata?

    E noi? Siamo stati in grado di riconoscerlo nella piccolezza, nella fragilità e nella semplicità dell’Ostia il Dio fatto carne?

    Come partecipiamo della Messa? Com’è il nostro amore per la Santissima Eucaristia: corpo, sangue, anima e divinità di Gesù?

    Sia per i sacerdoti o per i fedeli, siamo zelanti che nessun frammento del santo corpo di Cristo vada perduto?

    Come disse San Cirillo di Gerusalemme: “attento a non lasciarne cadere qualche frammento a terra, perché sarebbe per te come perdere un membro del tuo corpo.

    Se le tue mani ricevessero dell’oro, non lo custodiresti con la più grande attenzione per non perderne nulla, per non esserne in alcun modo depauperato?

    Ancora più attento devi essere per non lasciar cadere alcun frammento di quel che è più prezioso dell’oro e delle pietre preziose!”

    Anche il più piccolo frammento dell’Ostia è Dio nella sua interezza, anche piccolo, fragile e semplice è totalmente il Dio fatto carne, e così la Santa Messa è per noi una scuola e un ospedale, luogo di apprendimento e di guarigione della cecità umana, per riconoscere la presenza di Dio anche nel piccoli, fragili e semplici cominciando da noi stessi, come ci dice papa Francesco nella sua lettera apostolica sull’anno di san Giuseppe:

    “Troppe volte pensiamo che Dio faccia affidamento solo sulla parte buona e vincente di noi, mentre in realtà la maggior parte dei suoi disegni si realizza attraverso e nonostante la nostra debolezza”. Perché nella piccolezza, nella povertà e nella semplicità che siamo anche lì Lui fa la Sua dimora e noi diventiamo la grotta dell’incarnazione e della nascita del Verbo Divino.

    Vogliamo chiedere lo Spirito Santo, affinché per intercessione di Maria, Madre di Gesù, possiamo essere guariti da ogni cecità e così riconosciamo sempre più il Verbo divino che si è fatto e continua a farsi carne in mezzo a noi: piccolo, fragile e semplice.

    P.Sostenes Monte 

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    “Ma voi, chi dite che io sia?” Mt 16,15

    Questa è la domanda che Gesù ha fatto ai suoi discepoli e oggi  rivolge a  noi: “Ma voi, chi dite che io sia?” Chi vuole la risposta giusta, non ascolta la voce della folla che dice: “Gesù è solo un profeta”.

    C’è un solo modo per trovare la risposta giusta: Ascoltare la voce del Padre  e non la voce della folla. Così ha fatto Pietro. Sbaglia chi pensa che “la voce del popolo è (sempre) la voce di Dio”.

    Come  nel vangelo di oggi, chi si attiene a quello che “dicono tutti” e ascolta chi non ascolta Dio, finisce per perdersi. Notate anche che nessuno dei discepoli, eccetto Pietro, era in grado di sentire la voce del Padre, e perché solo lui? Perché Dio voleva insegnare qualcosa di molto importante per i cristiani: succede che a volte, noi non possiamo sentire la voce di Dio da soli, anche in preghiera o trovandoci vicini a Gesù come i discepoli, possiamo anche essere confusi su quale sia la Voce della Verità, questo perché Dio vuole che alcune delle risposte che ci da, vengano attraverso i suoi Ministri.

    Un giorno Gesù disse: “chi ascolta voi ascolta me” (Lc 10,16), cioè, chi vuole ascoltare me, ascolta la mia Chiesa. Qualcuno potrebbe chiedere: “Ma Dio voleva parlare attraverso un uomo debole e peccatore come Pietro?

    Sì, questo è l’insegnamento, e come lui sono passati più di 250 Papi. Oggi abbiamo Papa Francesco come sua voce, e così sarà fino alla sua Seconda Venuta, o forse qualcuno pensa che una delle sue profezie sia fallita? “chi dite che io sia?

    Ascoltate la voce del Padre. O Padre, per intercessione di Maria, Madre della Chiesa, manda lo Spirito Santo affinché attraverso la preghiera della tua Chiesa ascoltiamo sempre la tua voce e come Pietro proclamiamo che Gesù di Nazareth è “Il Messia, il Figlio del Dio vivente”.

    P.Sostenes Monte

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    Come e quando ho avuto certezza della mia chiamata alla vita religiosa

    La chiamata alla vita religiosa è un atto d’amore di Dio che posa il suo sguardo misericordioso sui suoi prescelti, per condividere con loro il suo progetto di salvezza per l’umanità.
    É proprio così che ho sentito la mia chiamata: un Dio che, per motivi misteriosi, mi ha guardata, mi ha scelta, mi ha colmata del suo amore e mi ha voluta tutta per sé.
    Sono entrata in convento, presso le suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo, all’età di 32 anni, ma la chiamata l’ho sentita molto tempo prima. Ho fatto un lungo periodo di discernimento, aiutata da alcuni sacerdoti, anche a causa delle mie condizioni fisiche; infatti, per problemi di salute, avuti subito dopo la mia nascita, non ho avuto uno sviluppo fisico normale. Ma proprio grazie alla mia deficienza posso testimoniare come il Signore abbia agito grandemente nella mia vita.
    Già subito dopo la nascita sono stata in pericolo di vita perché non riuscivo ad alimentarmi a causa di una intossicazione, ed è stato un miracolo sopravvivere: sin dall’inizio Dio ha preservato la mia vita per essere sua sposa così come sono: fragile, piccola e imperfetta.
    E in queste mie difficoltà, che per molti avrebbero potuto essere motivo di disperazione, sin da piccola, ho fatto esperienza di un Dio Padre, che mi è stato sempre accanto e mi ha dato la forza di lottare, di andare oltre questi limiti esteriori e interiori.
    Sono cresciuta in una famiglia cattolica praticante e fin da piccola ho frequentato il catechismo, poi il gruppo giovani in una parrocchia molto attiva e soprattutto il T.L.C. (treinamento de liderança cristà – corsi di vita cristiana per giovani), un movimento ecclesiale in cui ho incontrato Cristo come persona che ama e che si lascia amare, e ho sperimentato anche una Chiesa viva e presente. Così è cresciuto in me il desiderio di donare la mia vita a servizio di Dio e della Chiesa e i miei studi, ma anche il mio lavoro sociale e ecclesiale, sono stati votati a questo fine. In una società secolarizzata, dove i criteri di valutazione di una persona sono l’aspetto fisico, la salute e il benessere ad ogni costo, e il dominio sugli altri, Dio mi ha posta come segno di contraddizione, perché la mia persona è all’opposto dai canoni proposti dalla società di oggi e, nonostante ciò, sono riuscita ad affermarmi nel mondo degli studi e lavorativo. Ma nel momento in cui il desiderio di donarmi totalmente al Signore è stato prorompente, ho dovuto fare i conti con me stessa e con tutte le mie difficoltà. Ed ecco affiorare dubbi, paure, incertezze e la domanda che tormenta ogni chiamata: “PERCHE’ PROPRIO IO?” e soprattutto “PERCHE’ PROPRIO IO NELLE MIE CONDIZINI?”
    Nella mia vita ho dovuto affrontare molte sfide, ma adesso mi si imponeva una sfida più grande: se Dio mi voleva veramente nella vita religiosa, che comportava il dover condividere la mia vita con altre persone “estranee”, fuori dal mio ambiente familiare e sociale, dove tutti mi conoscevano, sarei stata in grado di abituarmi a questo nuovo ambiente? E le mie future consorelle mi avrebbero accettata così come sono? Avrei trovato qualche convento disposto ad aprirmi le porte? Dio, oltre ad essere un Padre Misericordioso per me è stato anche un grande pedagogo e psicologo, e io che, per motivo di studi, conosco sia la pedagogia che la psicologia, posso affermare che veramente Lui, con la sua “sapienza divina”, mi ha condotta per mano e mi ha dato tutti gli strumenti per vincere paure e traumi e abbattere tante barriere che spesse volte non vengono dal di fuori, ma ce li creiamo noi stessi come autodifesa. Per farmi capire che, per la sua grazia, io ero in grado di poter scegliere tutto nella vita, Lui mi ha dato veramente tutto, mettendomi accanto persone che mi hanno guidata e incoraggiata nelle mie scelte, a cominciare dalla mia famiglia.
    Prima di entrare in convento ero una donna realizzata sia dal punto di vista sociale che affettivo, totalmente indipendente e con tutti i traguardi raggiunti. Certo non senza difficoltà, e non per le mie capacità, ma sospinta sempre dalla mano di Dio. Ma non mi sentivo pienamente realizzata, tutto ciò che avevo non mi dava la vera felicità, queste cose in realtà non avevano nessuna attrattiva per me.
    Nel periodo di discernimento, rivedendo la mia vita e riconoscendo i “piccoli e grandi miracoli” che il Signore aveva compiuto in me, non potevo che essere grata di tanta benevolenza e rendendomi conto che la mia vita niente sarebbe valsa se non vissuta per il Signore, l’unica cosa che potevo offrirgli, proprio in senso di gratitudine, era la mia stessa vita: vita vissuta sempre come Suo dono e che adesso il Creatore mi chiedeva di rimetterla totalmente nelle sue mani. Sì, totalmente, perché oltre al desiderio di entrare nella vita religiosa sentivo la chiamata a “separarmi dal mondo” (quel mondo che mi aveva dato tanto!) per immergermi nella preghiera, nella solitudine, nell’oblazione e così essere definitivamente sua. E la prima risposta è stata il Carmelo. Ho conosciuto la spiritualità del Carmelo Scalzo ancora attraverso gli studi, ma Dio, che ci conosce molto più di quanto possiamo conoscere noi stessi, mi ha aperto un’altra strada, facendomi incontrare le suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo. Da subito mi sono interessata a questo nuovo carisma, che univa una intensa vita di preghiera all’attività apostolica e l’Adorazione Eucaristica. Ma ancora una sfida da affrontare: la Congregazione era di fondazione brasiliana, quindi per fare gli anni di formazione sarei dovuta andare in Brasile e ancora la solita domanda che mi perturbava: come affrontare tutte queste novità, tutto questo cambiamento di vita?
    E questa volta con un dissenso da parte della mia famiglia che, per un senso di protezione nei miei confronti, non accettava il fatto che io avessi scelto proprio una Congregazione straniera. Con la forza venutami dall’Alto sono andata avanti e quando ho avuto il primo incontro con la Madre Fondatrice, la quale non ha fatto nessuna opposizione alla mia entrata in questa famiglia religiosa, anzi, accogliendomi a braccia aperte, ho capito che questo era il posto che Dio aveva riservato per me. Ancora una volta ho sperimentato che chi compie la volontà del Signore e si abbandona a Lui con fiducia, tutto è possibile. Quindi, dopo il periodo di formazione in Brasile sono tornata in missione in Italia. Ma, nonostante amassi la vita apostolica, è cresciuto sempre più in me quel desiderio originario e nascosto di donare totalmente la mia vita a Dio nel nascondimento, facendo della mia incessante preghiera la prima forma di apostolato ed evangelizzazione. E così ho risposto al primo appello del Signore, entrando nella Comunità di vita Contemplativa.
    Sono stata sempre grata a Dio per il dono della mia vita, ma oggi ancor di più gli sono grata per l’immenso dono di avermi chiamata alla vita religiosa. Oggi posso dire di sentirmi pienamente realizzata, perché si è veramente felici quando troviamo il nostro posto nel mondo, e il nostro posto è quello che Dio ha scelto per noi fin dall’eternità.

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    Mt 15,28

    È comune quando si chiede a qualcuno, di aspettarsi una risposta positiva, un “sì”! Un “sì” è la risposta che normalmente ci si aspetta, perché chi non osa riceverlo molte volte non osa nemmeno fare la richiesta, non è vero? Uno dei motivi è che molte persone associano il “no” a qualcosa di affettivo, e poi pensano: “ah questa persona mi ha detto di no, perché non mi piace!” quando in realtà una cosa non è necessariamente associata ad un’altra, perché qualcuno può dire “sì” in modo che io faccia qualcosa che alla fine mi ferisce proprio perché non mi piace, invece una persona che mi ama davvero, per quanto spiacevole possa essere, è in grado di dire “no” se questo in qualche modo diventa un bene per me. Nel Vangelo fanno anche richieste a Gesù, vediamo cosa dirà e scopriamo con Lui i tre tipi di risposte che Dio di solito dà alle nostre richieste.

    La storia inizia con una donna cananea, cioè una persona che non apparteneva al popolo ebraico, sua figlia in casa soffriva a causa di un demonio, come una madre afflitta va a cercare Gesù e gridando fa una richiesta: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio”. Ma Lui non le risponde niente, forse è stato deludente per quella donna, che aspettava una risposta immediata da Gesù, ma Lui non ha detto né “sì” né “no”, e questo è il primo tipo di risposta che Dio può darci davanti alle nostre richieste, cioè il silenzio, che significa: “Aspetta”, il silenzio di Dio non è un segno del suo abbandono, della sordità, del fallimento o di cose simili, questo silenzio significa “c’è un tempo per ogni cosa”, significa tempo di attesa, però qualcuno potrebbe dire: “ma quello che chiedo a Dio è cose giuste”, il problema è che le cose giuste al tempo non giusto diventano sbagliate… E se anche Dio ha dovuto aspettare perché noi non possiamo? Dio ha aspettato da Genesi 3:15 o da Isaia 7:14, almeno 700 anni la nascita di Maria, ha aspettato nove mesi la gestazione del suo Figlio primogenito nel suo grembo, Dio ha aspettato tre giorni per resuscitarlo dopo la Croce, pur essendo Dio e potendo fare tutto questo istantaneamente senza dover aspettare neanche un minuto… Perché io e te, creature che siamo, non possiamo accettare un “aspetta” come risposta? 

    Il secondo tipo di risposta che Dio dà appare nel momento in cui gli apostoli parlano a Gesù della donna e secondo la traduzione italiana dicono: “Esaudiscila”, anche se esistono altre traduzioni, indipendentemente dal verbo usato dagli apostoli, la risposta di Gesù è sempre la stessa: “No!” Per coloro che pensano che un “no” significa “questa persona non mi piace”, si sbagliano profondamente, perché il “no” specialmente di Dio detto da Gesù è anche un modo di amare, anche se non conosciamo il motivo di questo “no”, non importa, perché chi disse che dobbiamo capire tutto? Quello di cui abbiamo davvero bisogno è di avere fiducia sempre, perché il “no” di oggi ci prepara al “sì” di domani. Impariamo ad ascoltare il “no”, ma anche a dire “no”, soprattutto per le persone che hanno ricevuto responsabilità, familiari, sociali, religiose, ecc., non lasciamo che la paura, l’omissione o il rispetto umano diano forza al male, perché non abbiate detto il necessario “no” pregiudicando la vita di qualcuno o di una società. Amare è anche dire “no”.

    La donna cananea aveva almeno due caratteristiche fondamentali per chi si aspetta che le sue preghiere vengano esaudite: la fede e l’umiltà, queste caratteristiche ci aiutano a scoprire che dietro ogni “no” c’è sempre un “sì”, per esempio il “non può andare” è un “sì può rimanere”, il “no per mangiare il dolce” può essere un “sì per migliorare la vita” e così via. Quella donna se ne rese conto di questo, perché se secondo la mentalità del tempo i “cagnolini”, cioè i pagani, ricevevano un “no” “per il Pane dei figli”, d’altra parte c’era un “sì” per la briciola, e se i pagani erano rappresentati da lei, loro, a differenza di molti dei figli che dicevano un “no” a Gesù, questi invece davano il loro “sì”, perché per loro “basta una parola”, basta una briciola, e saranno guariti, è a questo punto che Gesù risponde: “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri”, così lei riceve il suo “SÌ”, il terzo tipo di risposta da Dio, e sua figlia viene liberata e guarita. In conclusione, se chiediamo qualcosa a Dio, speriamo con umiltà, fede e pazienza di accogliere qualunque siano le sue risposte: sì, no o aspetta, in esse c’è anche l’amore. 

    Signore Gesù, figlio di Davide, venuto in questo mondo attraverso la risposta “sì” di Maria, fa’ di noi uomini e donne dello Spirito Santo che con fede, umiltà e pazienza sappiamo accogliere come la Cananea, perseveranti nella preghiera alle risposte delle nostre suppliche, siano: sì, no o aspetta.

    P.Sostenes Monte

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    Santa Teresina: una via di perfezione e santità!

    Ma cosa sarà mai questa via di perfezione e santità? Quando si pensa ai santi tendiamo sempre a vederli come persone lontane da noi, e invece S. Teresa di Lisieux, meglio conosciuta come Teresa di Gesù Bambino, la piccola Teresa ci propone un cammino di santità alla portata di tutti, una strada percorribile da me e te nonostante i nostri limiti e imperfezioni.

    Ma prima di parlarvi di questa “piccola via”, vi presento molto ma molto brevemente questa Grande Santa, usando le parole di Pio X “la santa più amata dei tempi moderni”.

    Teresa era una carmelitana scalza, francese, entrò al Carmelo di Lisieux ottenendo il permesso direttamente dal Papa quando aveva appena 15 anni, visse al Carmelo per soli 9 anni, la sua vita infatti fu interrotta dalla tubercolosi.

    La via di santità che Teresa ci propone è una via per tutti come dicevo, infatti si poggia su due pilastri: la fiducia e l’ abbandono nelle mani di Dio che è Padre Misericordioso ed ama i suoi figli. Ma come percorrere questa via?

    Dio è un vulcano di amore che desidera incendiare e trasfigurare i suoi figli bisogna solo aprirsi a questo amore e permettere che Dio ci guidi per mano.

    Il cammino di abbandono teresiano si basa su un paradosso: FARE e LASCIAR Fare, il discepolo della piccola via farà tutto ciò che è in suo potere per amare e divenire santo, cercherà di amare sempre. Molte volte cadrà ma questo non sarà per lui motivo di scoraggiamento, niente affatto, le sue cadute saranno per lui motivo di abbandono e speranza nella misericordia divina.

    La via dell’infanzia spirituale, come è anche definita la piccola via, vuole condurci ad affidarci completamente e per intero allo Spirito Santo, sapendo che siamo sempre più dipendenti da Dio.

    Il mondo di oggi non predica questa via, infatti oggi vogliamo essere sempre più in vista, sui social si fa a gara a chi ha più followers, la piccola via invece richiede che l’anima diventi sempre più piccola e paradossalmente diventerà sempre più grande, ma della grandezza stessa di Dio. Dio sarà la santità dell’ anima che respirerà sempre con due polmoni, fare e lasciar fare!

    E Allora ti va di percorrere questa strada? C’è la possiamo fare! Santa Teresina ci insegna che il segreto della piccola via è in tutto far piacere a Dio!

    Forza, anche noi possiamo essere santi e grandi santi!

    Che santa Teresa ci guidi e ci insegni la piccolezza e la povertà che tanto piacciono a Dio!

    Sr. Emanuela Prisco – CMSS

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    La conseguenza della consacrazione è la missione, da qualche mese sono in missione in Brasile, nella città di San Paolo, non ho molto da dire sulla mia esperienza missionaria qui in Brasile, in quanto è un’ esperienza molto diversa da quella che avrei immaginato prima di tutto perché sono qui con una missione specifica: quella di lavorare nell’ equipe del settore di comunicazione del nostro Istituto qui in Brasile e poi perché le circostanze della pandemia del covid19 non ci permettono di fare esperienza missionaria.

    La mia missione oggi è attraverso i sociali media forse è questa la missione più ardua ai tempi del corona virus, in una società in cui cercano di zittire la nostra bocca e la nostra fede a tutti i costi. Attraverso la mia missione con i social ho l’ opportunità di dare voce alla nostra fede e soccorrere le anime assetate di Dio è della Sua Parola in un periodo che a causa di questo virus “invisibile” molte anime sono private dell’ Essenziale.

    Qui in Brasile però ho una grande sfida da affrontare che è la realtà culturale, anche a livello comunitario. Oggi sono la sola suora italiana in una comunità di suore brasiliane, è una sfida ardua sotto tutti gli aspetti, ma la grazia di Dio è sempre più forte delle nostre aspettative.

    Il Signore è fedele e prendendo le parole di S. Teresa di Gesù Bambino “Tutto è Grazia! “ ed ogni cosa che Dio permette è una carezza del Suo Amore!

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    Gv 10,3.4

    Egli chiama le sue pecore ciascuna per nome… lo seguono perché conoscono la sua voce” Gv 10,3.4″.

    Voglio riflettere su due punti. Il primo: in Giovanni 10:3 sta scritto che il Buon Pastore “chiama le pecore ciascuna per nome”. Cosa significa? Chiamarle per nome significa considerarle uniche, è la capacità di Dio, che anche nella folla, vede ciascuno di noi, unico. È per questo che gli piace chiamarci personalmente, chiamarci “per nome” infatti è anche un modo di amarci come in Isaia 43, perché non siamo cose, né numeri. È per numero che “le persone” venivano chiamate nei campi di concentramento nazisti forse perché ci si dimenticasse chi erano o affinché perdessero la loro dignità. Nella chiesa, però, è per nome che ci chiamano: “che nome avete scelto per vostro figlio”? chiede il sacerdote ai genitori nel giorno del battesimo. Il nome porta anche una missione (come Pietro)… Che cosa significa il tuo nome? La Bibbia è chiara: ci dice  che gli apostoli di Gesù avevano un nome (Mt 10,2) o come Maria Maddalena, colei che riconobbe finalmente Gesù risorto (Gv 20,16). Dov’eri quando Gesù ti ha chiamato? Quanti anni avevi? Anche in mezzo a tanti giovani, a tante persone, o in mezzo a una chiesa piena, il Signore ti guardava in modo particolare, con amore pronunciava il tuo nome, e disse “tu sei unica  per me”, è per questa chiamata d’amore che sei arrivata fin qui e per essere fedele e perseverare devi continuamente sentire la sua voce che ti chiama per nome e dice: “tu sei unica per me”.

    Bene, se chiamarci per nome ci fa sentire “unici” per Lui. Nel Vangelo è scritto che le pecore seguono solo Lui e “non l’estraneo”, Significa che anche per loro, Lui è diventato unico. Questo è il secondo punto: la voce di Gesù è unica, singolare, significa che lo amano e si fidano di Lui in modo particolare, più di ogni altra cosa o persona; non seguono la voce “dell’estraneo” perché  non li ama come Gesù, e noi sappiamo chi è questo estraneo, detto anche ladro e brigante: è il Diavolo. Ma se allora le pecore non seguono la voce di un’ estraneo perché non sempre seguiamo la voce del Buon Pastore Gesù? Oggi esistono tecniche e persino programmi capaci di imitare la voce di qualcuno, in modo da poter ascoltare un audio, pensando che sia una persona ed invece è un’altra, ma questa non è altro che una “imitazione”, ed è esattamente quello che fa spesso l’imitatore di voci” per ingannarci, dice di essere la voce di Dio o la nostra, quando in verità non lo è, sa indurre in tentazione dire che il male è bene e che il bene è male, genera confusione. Coloro che hanno crocifisso Gesù non pensavano di fare il bene per la propria nazione (cfr. Gv 11:48)? I padri del deserto chiamano queste “voci” , “pensieri”, quindi dobbiamo costantemente chiedere allo Spirito Santo il dono del discernimento per non farci ingannare. 

    Chiediamo oggi che Maria Ausiliatrice interceda per noi e che lo “Spirito Santo” ci conceda il dono del discernimento, affinché non cadiamo nell’inganno di colui che è “estraneo” e “imitatore di voci”, ma siamo piuttosto pecorelle guidate verso i pascoli erbosi della fedeltà e della perseveranza attraverso la voce del Buon Pastore Gesù che chiama ciascuno per nome dicendo: “Tu sei unica per me” e che anche noi abbiamo il Signore come nostro unico vero amore, dicendo in ogni momento della nostra vita: “Sì Signore Gesù, mio grande e grandissimo amore, anche tu, sei unico per me”.

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    La gioia di essere consacrati al Signore

    La vocazione religiosa è un invito di Dio a seguirlo più da vicino, in una vita di castità, povertà e obbedienza. Rispondere sì a questa chiamata ci fa provare la gioia di essere ciò che Dio vuole.

    Mi chiamo Emanuela Prisco, ho 32 anni, vengo da una piccola città situata nella provincia di Napoli. Vengo da una famiglia cattolica tradizionale, mia madre è un’insegnante di scuola elementare e mio padre (deceduto) era insegnante e giornalista, ma con una grande passione per l’informatica. Ho 2 fratelli gemelli, 4 anni più giovane di me; Cesare e Francesco (che è disabile). Dato che i miei genitori erano sempre fuori casa per lavoro, i miei fratelli e io siamo cresciuti con i nonni materni. Ho sempre ammirato mio padre; Ricordo che mi piaceva guardarlo mentre lavorava, solo per il piacere di stare con lui. Quando avevo 12 anni ci siamo trasferiti in un’altro paese, è stato molto difficile, perché ho dovuto lasciare i miei amici e la scuola, il che ha causato uma certa rivolta dentro di me. Da bambina andavo  a messa con mia nonna e mia mamma,  e in casa pregavamo sempre il rosario soprattutto nel mese di maggio.

    Nella mia adolescenza peró come tutti i ragazzi in questa fase non é che mi interessavano molto queste cose, ritenendole cose da “Vecchi” volevo semplicemente uscire e godermi la vita con i miei amici.

    Spesse volte facevo festa a scuola per seguire manifestazioni e scioperi, solo per divertirmi con le cose che il mondo offriva.

    All’età di 14 anni ho incontrato un gruppo di giovani della mia parrocchia, chiamati Gioventú  Ardente Mariana (GAM).

    Con i giovani del gruppo, partecipai ad un ritiro quaresimale, dove ho potuto sperimentare l’amore di Dio e iniziare un cammino di conversione. Quando tornai a casa, dissi a mamma che volevo diventare una suora,ma in realtá non sapevo nemmeno bene cosa stessi dicendo, mamma si spaventò e lo disse immediatamente a papà, che si arrabbiò dicendo che mi avevano fatto il lavaggio del cervello. Papà mi amava così tanto che aveva paura di perdermi.

    Dopodiché, ho iniziato a sentirmi un pesce fuor d’acqua a casa mia; i miei amici erano per me estranei  e solo una cosa mi faceva stare bene: andare in chiesa per visitare Gesù nell’Eucaristia.

    Mio padre mi proibì di frequentare la chiesa e il gruppo di giovani. Per questo motivo, molte volte andavo di nascosto.

    Um giorno mentre suonavo la chitarra durante una Via Crucis vivente nella mia parrocchia arrivarono le suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo, non le conoscevo, ma una cosa attirò immediatamente la mia attenzione: erano giovani e gli occhi brillavano di gioia!

    Mi avvicinai, chiesi chi fossero, dove vivessero e il giorno dopo andai a trovarle. Da allora in poi, ogni giorno mi sono incontrata con loro per pregare.

    Così, ho iniziato un percorso di discernimento vocazionale con le sorelle, tuttavia, sempre di  nascosto da mio padre, perché non lo accettava. Quando gli ho detto che volevo davvero essere religiosa, mio ​​padre si arrabbió molto dicendo che non voleva piú sapere nulla di me, non avevo nessun posto dove andare e sono stata accolto dalle sorelle in Convento facendo un período di esperienza.

    Il 7 giugno 2009 entrai in convento efetivamente come aspirante, un mese dopo mio padre ebbe un infarto fulminante e è morto senza poterlo salutare. Sono venuto in Brasile nel gennaio 2010 per il período di formazione.

    Le prime sfide sono state la cultura e la lingua portoghese, ma come ho uma facilitá ad apprendere lingue nuove e mi é sempre piaciuto conoscere altre culture, l’ho superato rapidamente.

    Nel dicembre 2010 ritornai in Italia per aiutare per un período in una Comunitá vicino Caserta,  peró iniziai ad avere forti mal di testa e vomitavo frequentemente.

    Un giorno stavo cosí male che non riuscivo nemmeno ad alzarmi. Sono stata portata in ospedale, dove il dottore ha detto che soffrivo di una grave depressione, ma non mi fece nessun esame. Il mal di testa continuava, ritornai nuovamente in ospedale questa volta peró fui sottoposta ad uma tac e risonanza magnética.  Mi diagnosticarono un tumore alla testa.

    Fui súbito ricoverata per poi sottopormi ad un intervento chirurgico urgente, il medico non sapeva se sarebbe stato in grado di rimuovere l’intera massa tumorale, perché era già molto grande e comprometteva l’intera parte motoria. Non mi hanno detto cosa stava succedendo. La mia famiglia e le mie sorelle di comunitá  hanno iniziato a pregare per me chiedendo l’intercessione di Papa Giovanni Paolo II – che era in processo di beatificazione – e anche di Santa Teresinha, a cui sono molto devota. L’intervento è durato 6 ore, meno delle 10 ore stimate. Fui sottoposto a  chemioterapia e a radioterapia, ho avuto un problema intestinale e dovetti  sottopormi a un altro intervento chirurgico.

    Dio mi ha dato una forza così forte per affrontare la malattia, oltre a ciò, mi ha riempito di fiducia e gioia, anche con la possibilità di morire. Fino a 5 anni il cancro poteva tornare più aggressivo, ma grazie a Dio no.

    Ho un grande segno in testa, dico al Signore che è la corona di rose che mi ha dato, proprio come è stato incoronato di spine.

    Lodo Dio per la sua misericordia, per l’opportunità che mi ha dato di poter vivere e, soprattutto, di vivere per Lui.

    Ho fatto i miei voti perpetui nel 2015 e sono Felice di essere Carmelitana e Messaggera del Suo Spirito anche in mezzo alle difficoltá! Non c’é gioia piú grande per un religioso che il sapere di essere amato da Dio!

    Sr. Emanuela Prisco CMES 

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