Serie – Vergine e Madre – Qual’è il posto di Maria nella Chiesa?

    Il ruolo di Maria verso la Chiesa è inseparabile dalla sua unione a Cristo e da essa direttamente deriva.
    « Questa unione della Madre col Figlio nell’opera della redenzione si manifesta dal momento della concezione verginale di Cristo fino alla morte di lui »
    Per la sua piena adesione alla volontà del Padre, all’opera redentrice del suo Figlio, ad ogni mozione dello Spirito Santo, la Vergine Maria è il modello della fede e della carità per la Chiesa. “Per questo è riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa”. – CIC –
    Don Antonio Grappone risponde!

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    Dio e la morte; un legame?

    11Quizz

    Gesù ha detto:
    “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”.
    E aggiunse: “Credi tu questo?” (Gv 11,25-26).
    Una domanda che Gesù rivolge ad ognuno di noi; una domanda che certamente ci supera, supera la nostra capacità di comprendere, e ci chiede di affidarci a Lui, come Lui si è affidato al Padre.

     

     

    V Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

    In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. 

    Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. 

    Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». 

    E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono. (Lc 5,1-11)

    Parola del Signore

    IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

    IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)
    Lc 4, 21-3

    “In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga:
    «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
    Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.”
    https://www.youtube.com/watch?v=6Pt7UZcUVu8&t=1s

    Comandamento: oppressione o regalo?

    A Babilonia “comandamento” “legge”, sono parolacce: nemici della libertà

    A Babilonia le parole comandamento e legge, sono parolacce: nemici della libertà, fondate sulla paura della punizione-castigo che incombe, violenza arbitraria di un’autorità oppressiva. Dio, o i preti, avrebbero inventato i comandamenti per opprimere, per invidia. È la catechesi che il serpente fa ad Eva per convincerla al peccato: Dio è invidioso.

    Andiamo alle radici. In ebraico thorà viene dal verbo “vedere” e significa: la parola che ti fa vedere, che ti illumina; Cosa ti fa vedere? le azioni che facciamo non si esauriscono al nostro piccolo desiderio del momento, ma hanno conseguenze, a volte grandissime, che dobbiamo conoscere. I comandamenti ci insegnano a guardare a tutto il significato delle nostre scelte, al loro seguito. Le conseguenze dei nostri errori nella Scrittura a volte sono presentate come punizioni, ma in realtà dipendono non da Dio, ma dalla logica della realtà: se mangi un veleno, muori; se uccidi il fratello, compi il più irreparabile degli atti di violenza; il male ha effetti sugli altri e su di noi.

    L’intervento di Dio è quello di trasformare queste conseguenze in occasioni di conversione, di ravvedimento. Le conseguenze dei peccati mettono allo scoperto l’intenzione del cuore, o la superficialità della vita. Un’occasione preziosa per crescere in umanità. Dio cambia il disastro in medicina per curare i nostri cuori malati.

     

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    II Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)


    II Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

    Dal Vangelo secondo Giovanni

     

    “In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
    Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
    Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
    Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
    Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.” Gv 2, 1-12

     

    Matrimonio: affettività o responsabilità?

    A volte vogliono distruggere il matrimonio e ridurre la società a una somma di individui isolati e manipolabili

    Uno dei punti focali di Babilonia, il potere sovranazionale, padrone della comunicazione e della scuola, è la distruzione della famiglia fondata sul matrimonio, per ridurre la società a una somma di individui isolati e manipolabili. Così la parola “matrimonio” è diventata una delle più confuse, equivoche. La confusione deriva dalla riduzione del matrimonio a un fatto puramente affettivo e spontaneistico, quindi precario. Perde così totalmente di vista sia il rispetto per il coniuge e per i figli, sia la funzione sociale di luogo della generazione e di stabilizzatore della famiglia. Gli effetti della disgregazione li abbiamo davanti agli occhi.

    Il matrimonio per un cristiano è un sacramento, ossia un atto nel quale Cristo stesso si fa presente, e soprattutto dove c’è la croce, la difficoltà nel rapporto tra gli sposi. Lì entra la pazienza, il perdono, l’amore come dono di sé, fino all’amore al nemico. Spontaneità e affettiva non sono negate nel matrimonio cristiano, indissolubile, fedele e aperto alla vita, ma crescono e si esaltano proprio grazie alla responsabilità di essere fedeli alle proprie scelte, fino alla fine.

     

     

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    Battesimo del Signore (Anno C)

    Battesimo del Signore (Anno C)

    “In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».”
    Lc 3,15-16.21-22