Come e quando ho avuto certezza della mia chiamata alla vita religiosa

    La chiamata alla vita religiosa è un atto d’amore di Dio che posa il suo sguardo misericordioso sui suoi prescelti, per condividere con loro il suo progetto di salvezza per l’umanità.
    É proprio così che ho sentito la mia chiamata: un Dio che, per motivi misteriosi, mi ha guardata, mi ha scelta, mi ha colmata del suo amore e mi ha voluta tutta per sé.
    Sono entrata in convento, presso le suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo, all’età di 32 anni, ma la chiamata l’ho sentita molto tempo prima. Ho fatto un lungo periodo di discernimento, aiutata da alcuni sacerdoti, anche a causa delle mie condizioni fisiche; infatti, per problemi di salute, avuti subito dopo la mia nascita, non ho avuto uno sviluppo fisico normale. Ma proprio grazie alla mia deficienza posso testimoniare come il Signore abbia agito grandemente nella mia vita.
    Già subito dopo la nascita sono stata in pericolo di vita perché non riuscivo ad alimentarmi a causa di una intossicazione, ed è stato un miracolo sopravvivere: sin dall’inizio Dio ha preservato la mia vita per essere sua sposa così come sono: fragile, piccola e imperfetta.
    E in queste mie difficoltà, che per molti avrebbero potuto essere motivo di disperazione, sin da piccola, ho fatto esperienza di un Dio Padre, che mi è stato sempre accanto e mi ha dato la forza di lottare, di andare oltre questi limiti esteriori e interiori.
    Sono cresciuta in una famiglia cattolica praticante e fin da piccola ho frequentato il catechismo, poi il gruppo giovani in una parrocchia molto attiva e soprattutto il T.L.C. (treinamento de liderança cristà – corsi di vita cristiana per giovani), un movimento ecclesiale in cui ho incontrato Cristo come persona che ama e che si lascia amare, e ho sperimentato anche una Chiesa viva e presente. Così è cresciuto in me il desiderio di donare la mia vita a servizio di Dio e della Chiesa e i miei studi, ma anche il mio lavoro sociale e ecclesiale, sono stati votati a questo fine. In una società secolarizzata, dove i criteri di valutazione di una persona sono l’aspetto fisico, la salute e il benessere ad ogni costo, e il dominio sugli altri, Dio mi ha posta come segno di contraddizione, perché la mia persona è all’opposto dai canoni proposti dalla società di oggi e, nonostante ciò, sono riuscita ad affermarmi nel mondo degli studi e lavorativo. Ma nel momento in cui il desiderio di donarmi totalmente al Signore è stato prorompente, ho dovuto fare i conti con me stessa e con tutte le mie difficoltà. Ed ecco affiorare dubbi, paure, incertezze e la domanda che tormenta ogni chiamata: “PERCHE’ PROPRIO IO?” e soprattutto “PERCHE’ PROPRIO IO NELLE MIE CONDIZINI?”
    Nella mia vita ho dovuto affrontare molte sfide, ma adesso mi si imponeva una sfida più grande: se Dio mi voleva veramente nella vita religiosa, che comportava il dover condividere la mia vita con altre persone “estranee”, fuori dal mio ambiente familiare e sociale, dove tutti mi conoscevano, sarei stata in grado di abituarmi a questo nuovo ambiente? E le mie future consorelle mi avrebbero accettata così come sono? Avrei trovato qualche convento disposto ad aprirmi le porte? Dio, oltre ad essere un Padre Misericordioso per me è stato anche un grande pedagogo e psicologo, e io che, per motivo di studi, conosco sia la pedagogia che la psicologia, posso affermare che veramente Lui, con la sua “sapienza divina”, mi ha condotta per mano e mi ha dato tutti gli strumenti per vincere paure e traumi e abbattere tante barriere che spesse volte non vengono dal di fuori, ma ce li creiamo noi stessi come autodifesa. Per farmi capire che, per la sua grazia, io ero in grado di poter scegliere tutto nella vita, Lui mi ha dato veramente tutto, mettendomi accanto persone che mi hanno guidata e incoraggiata nelle mie scelte, a cominciare dalla mia famiglia.
    Prima di entrare in convento ero una donna realizzata sia dal punto di vista sociale che affettivo, totalmente indipendente e con tutti i traguardi raggiunti. Certo non senza difficoltà, e non per le mie capacità, ma sospinta sempre dalla mano di Dio. Ma non mi sentivo pienamente realizzata, tutto ciò che avevo non mi dava la vera felicità, queste cose in realtà non avevano nessuna attrattiva per me.
    Nel periodo di discernimento, rivedendo la mia vita e riconoscendo i “piccoli e grandi miracoli” che il Signore aveva compiuto in me, non potevo che essere grata di tanta benevolenza e rendendomi conto che la mia vita niente sarebbe valsa se non vissuta per il Signore, l’unica cosa che potevo offrirgli, proprio in senso di gratitudine, era la mia stessa vita: vita vissuta sempre come Suo dono e che adesso il Creatore mi chiedeva di rimetterla totalmente nelle sue mani. Sì, totalmente, perché oltre al desiderio di entrare nella vita religiosa sentivo la chiamata a “separarmi dal mondo” (quel mondo che mi aveva dato tanto!) per immergermi nella preghiera, nella solitudine, nell’oblazione e così essere definitivamente sua. E la prima risposta è stata il Carmelo. Ho conosciuto la spiritualità del Carmelo Scalzo ancora attraverso gli studi, ma Dio, che ci conosce molto più di quanto possiamo conoscere noi stessi, mi ha aperto un’altra strada, facendomi incontrare le suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo. Da subito mi sono interessata a questo nuovo carisma, che univa una intensa vita di preghiera all’attività apostolica e l’Adorazione Eucaristica. Ma ancora una sfida da affrontare: la Congregazione era di fondazione brasiliana, quindi per fare gli anni di formazione sarei dovuta andare in Brasile e ancora la solita domanda che mi perturbava: come affrontare tutte queste novità, tutto questo cambiamento di vita?
    E questa volta con un dissenso da parte della mia famiglia che, per un senso di protezione nei miei confronti, non accettava il fatto che io avessi scelto proprio una Congregazione straniera. Con la forza venutami dall’Alto sono andata avanti e quando ho avuto il primo incontro con la Madre Fondatrice, la quale non ha fatto nessuna opposizione alla mia entrata in questa famiglia religiosa, anzi, accogliendomi a braccia aperte, ho capito che questo era il posto che Dio aveva riservato per me. Ancora una volta ho sperimentato che chi compie la volontà del Signore e si abbandona a Lui con fiducia, tutto è possibile. Quindi, dopo il periodo di formazione in Brasile sono tornata in missione in Italia. Ma, nonostante amassi la vita apostolica, è cresciuto sempre più in me quel desiderio originario e nascosto di donare totalmente la mia vita a Dio nel nascondimento, facendo della mia incessante preghiera la prima forma di apostolato ed evangelizzazione. E così ho risposto al primo appello del Signore, entrando nella Comunità di vita Contemplativa.
    Sono stata sempre grata a Dio per il dono della mia vita, ma oggi ancor di più gli sono grata per l’immenso dono di avermi chiamata alla vita religiosa. Oggi posso dire di sentirmi pienamente realizzata, perché si è veramente felici quando troviamo il nostro posto nel mondo, e il nostro posto è quello che Dio ha scelto per noi fin dall’eternità.

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    Un cammino di conversione

    “Gesù, quando arrivò in quel punto, alzò gli occhi egli disse: “Zaccheo, scendi  in fretta, perché oggi devo fermarmi a casa tua” (Lc 19,5).

    Forse anche tu hai bisogno di risurrezione, come Zaccheo.

    Zaccheo viveva nella città di Gerico, e aveva accumulato molto denaro e potere. Odiato dal popolo, che frodava, non ne poteva più della sua vita, ma non aveva ancora trovato il modo per cambiarla. Appena seppe che Gesù era nella religione, Zaccheo gli andò incontro e si arrampicò su un albero per poterlo vedere. Il Signore lo vide lassù, e gli disse “Zaccheo, scendi in fretta, perché oggi devo fermarmi a casa tua. se stavi cercando una soluzione per la tua vita, e sei venuto con la speranza che Gesù potesse fare qualcosa per te, hai avuto ragione”.

    Gesù andò a casa sua,  e quando stava per andarsene, Zaccheo gli disse: “Signore, io do ai poveri la metà dei miei beni e, se ho rubato a qualcuno, gli restituisco il quadruplo”.(Lc 19,8).

    E Gesù gli rispose: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo. Infatti il Figlio dell’uomo è venuto a

    cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19,9-10).

    Gesù vuole entrare in casa tua, come ha fatto con Zaccheo, per salvare ciò che si era perduto.

    Oppure prova a fare come Maria Maddalena, che non attese che Gesù arrivasse in casa sua. “Vi  erano con lui i Dodici e anche alcune donne che erano state guarite da spiriti maligni e da infermità: Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni” (Lc 8,2).

    Maddalena era una donna elegante e aveva tutto ciò che voleva: uomini a suoi piedi, denaro, abito. profumi, le cose più raffinate di quel tempo. Era bella, aveva successo, ma non sopportava più la sua stessa vita. appena seppe che Gesù era nella casa di Simone, audacemente, sebbene tutti sapessero che era una prostituta, entrò nella casa e si gettò ai suoi piedi; li cosparse di profumo e li bagnò di lacrime di pentimento.

    Gesù rivolse lo sguardo su di lei, che si turbò ancora di più, perché mai un uomo l’aveva guardata in quel modo. Essa riconobbe negli occhi del Signore l’amore, il perdono, l’accoglienza.

    Allora Gesù, rivolgendosi innanzitutto a Simone: i suoi molti peccati le sono stati perdonati, perché ha molto amato”. E poi a lei: “ La tua fede ti ha salvata. Ti sono perdonati i tuoi peccati. Và in pace” (Lc 7,47-50).

    Forse anche tu sei un una situazione simile a quella di Zaccheo di Maria Maddalena, che avevnao avuto tutto che avevano voluto, ma erano rimasti insoddisfatti nel cuore. Forse tu senti che dentro di te c’è molto sudiciume. Se è così fá come Maria Maddalena. spandi il frutto del tuo peccato sui piedi di Gesù. Intraprendi una nuova vita.

    (Tratto del libro “Cammino Verso la Santità” di Mons. Jonas Abib).

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    Un cammino di fede

    Passato Gesù di nuovo all’altra riva, una grande folla si radunò intorno a lui, che se ne stava sulla spiaggia del mare. Ora giunse uno dei capi della sinagoga, di nome Giairo, che, appena lo ebbe visto, gli si gettò ai piedi e lo pregava con insistenza: “La mia figlioletta è agli estremi. Vieni e imponile le mani, affinché sia salva e viva”. Gesù andò con lui e una grande folla lo seguiva e gli si stringeva attorno (Mc 5,21-24).

    Giairo era afflitto, poiché la vita di sua figlia era ormai alla fine, e lui, preoccupato, angosciato e senza alcuna soluzione umana all’ orizzonte, si rese conto che Gesù avrebbe potuto aiutarlo.

    Quale angoscia porti nel cuore? Quale peso schiaccia la tua anima? Quale preoccupazione o assillo non ti abbandona mai? Quale che sia il problema, ciascuno di noi è come Giairo, che si è rivolto a Gesù nella sofferenza. Così, anche tu prega:

    Oggi mi rivolgo a te, Signore, con il cuore in mano, con la stessa fiducia, la stessa fiducia, la stessa fede di Giairo. Metto i miei problemi, il mio cuore afflitto nel tuo cuore. E lo faccio, perché so che tu hai soluzione che io non posso trovare. Eccomi, Signore. Io sono queelo stesso Giairo!

    (Tratto del libro “Cammino verso la Santità” di Mons. Jonas Abib).

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    Santa Teresina: una via di perfezione e santità!

    Ma cosa sarà mai questa via di perfezione e santità? Quando si pensa ai santi tendiamo sempre a vederli come persone lontane da noi, e invece S. Teresa di Lisieux, meglio conosciuta come Teresa di Gesù Bambino, la piccola Teresa ci propone un cammino di santità alla portata di tutti, una strada percorribile da me e te nonostante i nostri limiti e imperfezioni.

    Ma prima di parlarvi di questa “piccola via”, vi presento molto ma molto brevemente questa Grande Santa, usando le parole di Pio X “la santa più amata dei tempi moderni”.

    Teresa era una carmelitana scalza, francese, entrò al Carmelo di Lisieux ottenendo il permesso direttamente dal Papa quando aveva appena 15 anni, visse al Carmelo per soli 9 anni, la sua vita infatti fu interrotta dalla tubercolosi.

    La via di santità che Teresa ci propone è una via per tutti come dicevo, infatti si poggia su due pilastri: la fiducia e l’ abbandono nelle mani di Dio che è Padre Misericordioso ed ama i suoi figli. Ma come percorrere questa via?

    Dio è un vulcano di amore che desidera incendiare e trasfigurare i suoi figli bisogna solo aprirsi a questo amore e permettere che Dio ci guidi per mano.

    Il cammino di abbandono teresiano si basa su un paradosso: FARE e LASCIAR Fare, il discepolo della piccola via farà tutto ciò che è in suo potere per amare e divenire santo, cercherà di amare sempre. Molte volte cadrà ma questo non sarà per lui motivo di scoraggiamento, niente affatto, le sue cadute saranno per lui motivo di abbandono e speranza nella misericordia divina.

    La via dell’infanzia spirituale, come è anche definita la piccola via, vuole condurci ad affidarci completamente e per intero allo Spirito Santo, sapendo che siamo sempre più dipendenti da Dio.

    Il mondo di oggi non predica questa via, infatti oggi vogliamo essere sempre più in vista, sui social si fa a gara a chi ha più followers, la piccola via invece richiede che l’anima diventi sempre più piccola e paradossalmente diventerà sempre più grande, ma della grandezza stessa di Dio. Dio sarà la santità dell’ anima che respirerà sempre con due polmoni, fare e lasciar fare!

    E Allora ti va di percorrere questa strada? C’è la possiamo fare! Santa Teresina ci insegna che il segreto della piccola via è in tutto far piacere a Dio!

    Forza, anche noi possiamo essere santi e grandi santi!

    Che santa Teresa ci guidi e ci insegni la piccolezza e la povertà che tanto piacciono a Dio!

    Sr. Emanuela Prisco – CMSS

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    Sia lodato Gesù Cristo!

    Carissimi amici sono Suor Antonina Crapisi, sono nata a Corleone (Pa), ho 44 anni e sono entrata nella Congregazione delle Suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo l’8 giugno del 2008. Prima di entrare in convento ho fatto gli studi universitari e ho anche insegnato, proprio durante il percorso di studi ho conosciuto le Suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo. Dopo il periodo di formazione, in Brasile e di juniorato in Italia, ho professato i voti perpetui il 7 marzo del 2015 e il 17 dicembre del 2017 sono entrata nella Comunità di Vita Contemplativa della stessa Congregazione, sentendomi chiamata ad una vita più raccolta e dedicata totalmente alla preghiera.
    La domanda che molte persone mi rivolgono e che io stessa, durante il periodo di discernimento, mi sono posta è: come mai io, italiana, sono entrata a far parte proprio di una Congregazione brasiliana, visto che in Italia ci sono tantissimi Istituti religiosi?
    Quando ho conosciuto le suore carmelitane messaggere ero già in discernimento e conoscevo già altre famiglie religiose, ma venendo a contatto con loro subito mi sono innamorata di questo nuovo carisma; ciò che mi ha colpito è stata una intensa vita di preghiera unita all’attività apostolica, portata avanti con gioia e semplicità, e l’Adorazione Eucaristica, principio e fine di ogni azione.
    Scrivo qui soltanto alcuni cenni storici per capirne di più.
    La Congregazione ebbe il suo inizio in Nova Almeida — Espirito Santo, Brasile — per iniziativa della Madre Maria Josè do Espirito Santo, che era monaca carmelitana scalza nel monastero di Santa Teresa a Rio di Janeiro. Lì sentì nel suo cuore questo appello di Dio: la fondazione di una nuova famiglia religiosa. Dopo un periodo di discernimento il 30 Luglio 1984, appoggiata dai suoi superiori, la nostra Madre ricevette l’autorizzazione di fare quest’esperienza e dare inizio ad una nuova Congregazione per la Chiesa. All’inizio soltanto come comunità apostoliche, poi si sono aggiunte anche la fraternità secolare, il ramo maschile e in ultimo, nel 2009 le comunità di vita contemplativa. Nell’anno 1999 le suore C.M.E.S. arrivarono anche in Italia diffondendosi in varie regioni e, sicuramente non a caso, anche in un piccolo paese vicino al mio. Oggi siamo presenti in Brasile, Spagna, Francia e Italia.
    Se vogliamo riassumere in due parole la spiritualità delle S.C.M.E.S. lo possiamo fare proprio attraverso il motto “Contemplare per evangelizzare”. Sì, perché è nella preghiera contemplativa che noi incontriamo la sorgente, la forza e il sostegno per portare Cristo agli altri, attraverso varie forme di evangelizzazione. In effetti l’idea della Madre Fondatrice è stata quella di portare lo stile di preghiera carmelitana nel mondo, unita ad una evangelizzazione che attinge forza dai carismi che lo Spirito Santo effonde su ciascuno per il bene comune. Per questo la nostra Congregazione è profondamente contemplativa, radicata nella tradizione del Carmelo Teresiano e allo stesso tempo ardentemente apostolica, portando la parola di Dio con la gioia e con la fecondità che provengono dallo Spirito.
    Citando la nostra Regola di Vita, ciò che ha spinto la nostra Madre Fondatrice è stata «l’urgenza e la necessità di evangelizzare le persone che vivono lontani da Dio e dall’esercizio della fede battesimale…evangelizzare soprattutto i sofferenti, i malati e gli emarginati e i battezzati che non vivono più il suo Battesimo»- La missione principale delle S.C.M.E.S. è portare Cristo agli altri, avendo come priorità la preghiera e soprattutto l’Adorazione Eucaristica; la catechesi per ogni fascia di età, e attraverso i mezzi di comunicazione; animazione e predicazione di ritiri, utilizzando forme artistiche come canto, danza orante, recitazione, rispettando l’indole di ogni membro.
    Tutte queste attività sono sostenute dalla continua preghiera personale e comunitaria e da uno stile di vita contemplativo, coltivando il silenzio e la solitudine, quando non si fanno attività pastorali, per trarre forza dall’intima unione con Cristo. Fa parte del nostro carisma l’Adorazione Eucaristica che, nelle comunità di vita apostolica si attua secondo gli orari e le possibilità di ogni comunità, mentre è di forma perpetua nelle comunità di vita contemplativa, ossia ventiquattrore su ventiquattro, di modo che, come si legge nel nostro Direttorio «in ogni ora del giorno e della notte ci sia sempre una religiosa supplicante davanti al SS.mo Sacramento, in nome di tutto l’Istituto, avendo come intenzione principale la discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa, sull’umanità e sull’Istituto, così collaboreranno con l’evangelizzazione di tutti i popoli».
    Le Case di Contemplazione delle Suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo per l’esercizio della Vita Puramente Contemplativa, sono parte integrante di questa famiglia religiosa, sorgono per darle una maggior forza e sostegno nella sua azione apostolica e per fortificare, attraverso la preghiera e l’immolazione, tutte le opere di evangelizzazione della Santa Chiesa e per le necessità di tutta l’umanità, specialmente i più bisognosi.
    La prima forma di evangelizzazione di queste comunità è la preghiera, ma le suore trasmettono la propria esperienza spirituale incontrando le persone, dentro le “Case di Contemplazione”, attraverso alcuni momenti di orazione come: colloqui con supporto spirituale, consigli e preghiera; l’adorazione Eucaristica guidata; l’animazione liturgica, come la Liturgia delle Ore; le devozioni di spiritualità pneumatica, mariana e carmelitana, attraverso le novene, meditazione del Santo Rosario, litanie ecc…; l’evangelizzazione attraverso i mezzi di comunicazione.
    In tal modo questo carisma è aperto alle varie esigenze della Chiesa odierna, andando incontro alla sete di Dio insita nell’uomo, rispondendo sia alla parte più profonda che trova la sua pienezza nella preghiera e nell’intimo dialogo con Dio, sia nella parte pratica attraverso le opere caritative e nella missione di evangelizzazione.

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    Scegliere Dio

    Avete ancora inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurerai, ma manterrai al Signore i tuoi giuramenti. Io invece vi dico di non giurare affatto: né per il cielo che è il trono di Dio; né per la terra che è lo sgabello dei suoi piedi; che è la città del gran Re. Neppure per la tua testa giurerai, perché non hai il potere di far bianco o nero un solo capello. Sia il vostro linguaggio si, si; no, no; il superfluo procede dal maligno. (Mt 5,33-37)

    A volte ci lamentiamo che Dio è ingiusto, che si è dimenticato di noi, che non ci ha dato questo o quello; ma non ci rendiamo conto che i disastri della nostra vita spesso li provochiamo noi con i nostri comportamenti.

    Certamente, una vita dominata dal disamore, dal risentimento, dai dispiaceri, dalla vendetta e dal rancore spesso provoca anche problemi di salute fisica. Dato che la persona umana è un tutt’uno, se il cuore é inquinato, se lo spirito sta male, anche la nostra testa, la volontà e il corpo non stanno bene.

    La persona che vive nel rancore, nel risentimento, coltivando sentimenti di invidia e di gelosia, può trasferire questi mali psichici nel proprio corpo, diventando un individuo ammalato.

    L’ansia e l’agitazione sono peccati perché esprimo sfiducia in Dio. E lui non desidera che la nostra vita sia malata, perché vuole che i suoi figli vivano nella fiducia. Il nostro organismo, che è una “macchina”, non è stato creato per vivere nell’ansia e nella preoccupazione. È come un motore, che resiste a uno sforzo intenso, ma che poi si rompe. Se viviamo agitati, ansiosi, preoccupati, angustiati totalmente fuori dal sentiero di Dio, è perché il nostro cuore è inquinato, o è stato inquinato nel passato, da malignità e voglie, concupiscenze e avidità ardenti. Invece il nostro organismo -mente, pensieri, sentimenti- è stato fatto per la purezza: la sessualità deve essere vissuta correttamente nell’amore.

    Dio pone davanti a noi il bene e il male, affinché scegliamo l’uno o l’altro. Se optiamo per il male, diventeremo responsabili di tutte le conseguenze di questa scelta. Ma, attenzione, non si tratta di un castigo di Dio, ma piuttosto di una nostra decisione.

    Il male è il male, perché fa male. Il male si annida anche nelle cose più semplici, come, per esempio, nella gola. Molte malattie possono colpirci a causa di una cattiva alimentazione. Quando cerchiamo soltanto il piacere nel mangiare e nel bere, dimentichiamo di alimentarci razionalmente. La nostra stessa golosità è causa di problemi allo stomaco, all’intestino, al fegato, ai reni ecc. Non si tratta di un castigo di Dio; piuttosto, il nostro organismo è una “macchina”, ed è stata creata per funzionare bene secondo certe regole. È come se Dio ci dicesse: “Figlioli, la macchina è fatta così. Voi siete il risultato di un progetto perfetto, ma se fate funzionare la macchina come pare a voi, alla fine la fate guastare. Alla fine, voi stessi la fate diventare un’arma e così diventare vittime di voi stessi”.

    Se abbiamo sofferto tanto, se non abbiamo né pace né gioia, forse è perché, disgraziatamente, abbiamo insistito a vivere nella corruzione. Abbiamo creduto di più a satana, il nostro nemico, che a Dio, che è nostro Padre e che ci insegna la via della vita.

    Il Signore ci dice: “Dinanzi a te pongo l’acqua e il fuoco, il bene e il male, scegli pure ciò che vuoi. Io ti sto chiamando perché tu viva nei miei sentieri, nel sentiero della fede, del mio Vangelo, della felicità e della pace; ma tu stesso devi scegliere.”

    (Tratto del libro “Guariti Per Amare” di Mons. Jonas Abib).

     

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    Sfide e scoperte di vivere in Brasile, altra cultura e altro paese

    La conseguenza della consacrazione è la missione, da qualche mese sono in missione in Brasile, nella città di San Paolo, non ho molto da dire sulla mia esperienza missionaria qui in Brasile, in quanto è un’ esperienza molto diversa da quella che avrei immaginato prima di tutto perché sono qui con una missione specifica: quella di lavorare nell’ equipe del settore di comunicazione del nostro Istituto qui in Brasile e poi perché le circostanze della pandemia del covid19 non ci permettono di fare esperienza missionaria.

    La mia missione oggi è attraverso i sociali media forse è questa la missione più ardua ai tempi del corona virus, in una società in cui cercano di zittire la nostra bocca e la nostra fede a tutti i costi. Attraverso la mia missione con i social ho l’ opportunità di dare voce alla nostra fede e soccorrere le anime assetate di Dio è della Sua Parola in un periodo che a causa di questo virus “invisibile” molte anime sono private dell’ Essenziale.

    Qui in Brasile però ho una grande sfida da affrontare che è la realtà culturale, anche a livello comunitario. Oggi sono la sola suora italiana in una comunità di suore brasiliane, è una sfida ardua sotto tutti gli aspetti, ma la grazia di Dio è sempre più forte delle nostre aspettative.

    Il Signore è fedele e prendendo le parole di S. Teresa di Gesù Bambino “Tutto è Grazia! “ ed ogni cosa che Dio permette è una carezza del Suo Amore!

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    Discernere la vocazione è scoprire a cosa si è chiamati

    Mi chiamo Danusa, sono brasiliana e sono nata a São Bernardo do Campo, città che appartiene alla “Grande San Paolo”. Ho 36 anni e da 12 faccio parte della Comunità Canção Nova. Vi racconterò adesso un pò della mia storia e come ho scoperto la mia vocazione!
    Ho avuto la grazia di nascere e crescere in una famiglia cattolica e ho ricevuto presto i Sacramenti dell’iniziazione cristiana. Andavo spesso in Chiesa e da sempre mi è piaciuto pregare, cantare durante le Messe… confesso, peró, che questa era una cosa che facevo più che altro per accompagnare i miei e per continuare una tradizione famigliare.
    Passano alcuni anni e all’ età di 15 ho cominciato a partecipare alle attività del gruppo giovanile della mia parrocchia! a quel tempo,ero in una fase un pò ribelle della mia adolescenza… non avevo pazienza ne con mio papà ne con mia mamma, e frequentavo delle feste che, sinceramente, non erano molto “belle”.
    Ma entrare a far parte del gruppo giovanile, mi ha permesso però di vivere un’esperienza che ha cambiato la mia vita!
    Mi ricordo, una volta, di aver partecipato ad un ritiro nel quale ho sentito per la prima volta l’amore di Dio verso di me! É stato così forte che mi ha fatto piangere, pregare in un modo nuovo, mi sono abbandonata tra le braccia del Signore! Ho ricevuto, adirittura, il battesimo nello Spirito Santo, un’esperienza che mai dimenticherò!
    È così che la mia vita, piano piano e progressivamente, è cambiata… sentivo che certi atteggiamenti non mi andavano più bene; sentivo che il Signore mi chiamava ad avanzare “in acque più profonde.”
    Non sapevo, peró, ne cosa volesse da me ne tanto meno dove mi avrebbe portato.

    Nel 2000 sono arrivata nella sede della Comunità Canção Nova, all’interno del Brasile. In questo luogo avvengono ritiri tradizionali che radunano migliaia di persone… poter vedere missionari che cantavano, altri che lavoravano vendendo panini, e altri che facevano programmi televisivi (perché questa comunità – la mia comunità – evangelizza anche attraverso i mezzi di comunicazione). Sono rimasta colpita… era come se il mio cuore avesse (e di fatto è quello che è successo) trovato il suo posto!
    Ma non avevo, in quel momento, il coraggio di fare il passo…
    Nel frattempo , è passato ancora del tempo …Ho studiato Giornalismo, ho avuto un fidanzato… ma il Signore insisteva e “disturbava” il mio cuore…
    Nel 2005 ho scritto una lettera al centro vocazionale di Canção Nova e ho raccontato tutto quello che sentivo: il Signore che parlava al mio cuore, il mio desiderio di servirLo, di essere tutta Sua, di fare la sua volontà e di credere che questo si sarebbe potuto concretizzare nella Comunità Canção Nova!
    Ho cominciato un cammino di discernimento che è durato 2 anni. Ho avuto l’opportunità di conoscere la comunità più da vicino, di conoscerne i suoi membri e di fatto, confermare che quella era la strada giusta, quella che Dio aveva da sempre, preparato per me!
    Sono entrata in comunità per dedicare integralmente la mia vita come laica nel 2008… ho lasciato il mio lavoro, la mia casa, la mia famiglia e i miei progetti… ho lasciato i miei sogni per permettere a Dio di sognare in me!
    Non è sempre stato facile… al contrario, ho affrontato tante difficoltà … ma oggi sono, felice, mi sento realizzata!
    Ho vissuto 6 anni nella missione di Canção Nova a Roma, facendo la corrispondente della nostra TV, e realizzando servizi sul Papa. La mia missione è poi continuata in Terra Santa, dove ho sempre lavorato come reporter, e, da un’anno sono tornata in Brasile. A San Paolo, oltre ad occuparmi delle attività pastorali della comunità, faccio ancora Giornalismo.
    Chi realizza la sua vocazione è felice!

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    La gioia di essere consacrati al Signore

    La vocazione religiosa è un invito di Dio a seguirlo più da vicino, in una vita di castità, povertà e obbedienza. Rispondere sì a questa chiamata ci fa provare la gioia di essere ciò che Dio vuole.

    Mi chiamo Emanuela Prisco, ho 32 anni, vengo da una piccola città situata nella provincia di Napoli. Vengo da una famiglia cattolica tradizionale, mia madre è un’insegnante di scuola elementare e mio padre (deceduto) era insegnante e giornalista, ma con una grande passione per l’informatica. Ho 2 fratelli gemelli, 4 anni più giovane di me; Cesare e Francesco (che è disabile). Dato che i miei genitori erano sempre fuori casa per lavoro, i miei fratelli e io siamo cresciuti con i nonni materni. Ho sempre ammirato mio padre; Ricordo che mi piaceva guardarlo mentre lavorava, solo per il piacere di stare con lui. Quando avevo 12 anni ci siamo trasferiti in un’altro paese, è stato molto difficile, perché ho dovuto lasciare i miei amici e la scuola, il che ha causato uma certa rivolta dentro di me. Da bambina andavo  a messa con mia nonna e mia mamma,  e in casa pregavamo sempre il rosario soprattutto nel mese di maggio.

    Nella mia adolescenza peró come tutti i ragazzi in questa fase non é che mi interessavano molto queste cose, ritenendole cose da “Vecchi” volevo semplicemente uscire e godermi la vita con i miei amici.

    Spesse volte facevo festa a scuola per seguire manifestazioni e scioperi, solo per divertirmi con le cose che il mondo offriva.

    All’età di 14 anni ho incontrato un gruppo di giovani della mia parrocchia, chiamati Gioventú  Ardente Mariana (GAM).

    Con i giovani del gruppo, partecipai ad un ritiro quaresimale, dove ho potuto sperimentare l’amore di Dio e iniziare un cammino di conversione. Quando tornai a casa, dissi a mamma che volevo diventare una suora,ma in realtá non sapevo nemmeno bene cosa stessi dicendo, mamma si spaventò e lo disse immediatamente a papà, che si arrabbiò dicendo che mi avevano fatto il lavaggio del cervello. Papà mi amava così tanto che aveva paura di perdermi.

    Dopodiché, ho iniziato a sentirmi un pesce fuor d’acqua a casa mia; i miei amici erano per me estranei  e solo una cosa mi faceva stare bene: andare in chiesa per visitare Gesù nell’Eucaristia.

    Mio padre mi proibì di frequentare la chiesa e il gruppo di giovani. Per questo motivo, molte volte andavo di nascosto.

    Um giorno mentre suonavo la chitarra durante una Via Crucis vivente nella mia parrocchia arrivarono le suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo, non le conoscevo, ma una cosa attirò immediatamente la mia attenzione: erano giovani e gli occhi brillavano di gioia!

    Mi avvicinai, chiesi chi fossero, dove vivessero e il giorno dopo andai a trovarle. Da allora in poi, ogni giorno mi sono incontrata con loro per pregare.

    Così, ho iniziato un percorso di discernimento vocazionale con le sorelle, tuttavia, sempre di  nascosto da mio padre, perché non lo accettava. Quando gli ho detto che volevo davvero essere religiosa, mio ​​padre si arrabbió molto dicendo che non voleva piú sapere nulla di me, non avevo nessun posto dove andare e sono stata accolto dalle sorelle in Convento facendo un período di esperienza.

    Il 7 giugno 2009 entrai in convento efetivamente come aspirante, un mese dopo mio padre ebbe un infarto fulminante e è morto senza poterlo salutare. Sono venuto in Brasile nel gennaio 2010 per il período di formazione.

    Le prime sfide sono state la cultura e la lingua portoghese, ma come ho uma facilitá ad apprendere lingue nuove e mi é sempre piaciuto conoscere altre culture, l’ho superato rapidamente.

    Nel dicembre 2010 ritornai in Italia per aiutare per un período in una Comunitá vicino Caserta,  peró iniziai ad avere forti mal di testa e vomitavo frequentemente.

    Un giorno stavo cosí male che non riuscivo nemmeno ad alzarmi. Sono stata portata in ospedale, dove il dottore ha detto che soffrivo di una grave depressione, ma non mi fece nessun esame. Il mal di testa continuava, ritornai nuovamente in ospedale questa volta peró fui sottoposta ad uma tac e risonanza magnética.  Mi diagnosticarono un tumore alla testa.

    Fui súbito ricoverata per poi sottopormi ad un intervento chirurgico urgente, il medico non sapeva se sarebbe stato in grado di rimuovere l’intera massa tumorale, perché era già molto grande e comprometteva l’intera parte motoria. Non mi hanno detto cosa stava succedendo. La mia famiglia e le mie sorelle di comunitá  hanno iniziato a pregare per me chiedendo l’intercessione di Papa Giovanni Paolo II – che era in processo di beatificazione – e anche di Santa Teresinha, a cui sono molto devota. L’intervento è durato 6 ore, meno delle 10 ore stimate. Fui sottoposto a  chemioterapia e a radioterapia, ho avuto un problema intestinale e dovetti  sottopormi a un altro intervento chirurgico.

    Dio mi ha dato una forza così forte per affrontare la malattia, oltre a ciò, mi ha riempito di fiducia e gioia, anche con la possibilità di morire. Fino a 5 anni il cancro poteva tornare più aggressivo, ma grazie a Dio no.

    Ho un grande segno in testa, dico al Signore che è la corona di rose che mi ha dato, proprio come è stato incoronato di spine.

    Lodo Dio per la sua misericordia, per l’opportunità che mi ha dato di poter vivere e, soprattutto, di vivere per Lui.

    Ho fatto i miei voti perpetui nel 2015 e sono Felice di essere Carmelitana e Messaggera del Suo Spirito anche in mezzo alle difficoltá! Non c’é gioia piú grande per un religioso che il sapere di essere amato da Dio!

    Sr. Emanuela Prisco CMES 

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