Co-Fondatori della Comunità Canção Nova

    Luzia de Assis Ribeiro Santiago è nata il 26 giugno 1949 a Virgínia (MG).

     Nata in una famiglia religiosa, è stata educata dai suoi genitori, Francisco de Assis Ribeiro e Anita Ribeiro Fortes, nella fede cattolica. Laureata in lavoro sociale e filosofia, Luzia Santiago è sposata con Wellington Silva Jardim, noto come Eto, dal 1990.

    Missionaria, ha lavorato fin dall’inizio, insieme al fondatore della Comunità Canção Nova, padre Jonas Abib, all’elaborazione dei documenti comunitari. Luzia è una co-fondatrice della comunità Canção Nova e membro del Consiglio Deliberativo della Fondazione “João Paulo II (FJPII).”

    Una missione che lei assume come “maternità spirituale per la comunità”, e la considera “un disegno di Dio, una chiamata a generare figli per Dio”.

    Luzia Santiago dice che se il suo “incontro con Gesù” è avvenuto all’età di 23 anni, quando è rimasta vedova, dopo quaranta giorni di matrimonio. Rendendosi conto che la sua vita era sostenuta da una persona, Luzia iniziò a interrogarsi sulla vita, sul suo significato, su quale fosse la sua missione qui.

    In quel momento, in cerca di risposte, ha partecipato al suo primo incontro di giovani, a Lorena (SP), Valle del Paraíba, il cui direttore spirituale era padre Jonas Abib. Da quel momento in poi, si è unita agli incontri, ai ritiri e ai gruppi dirigenti della diocesi.

     

    Wellington da Silva Jardim, noto come Eto, è il direttore esecutivo della Fondazione João Paulo II, manutentore del sistema di comunicazione Canção Nova.

    Eto è nato nella città di Cruzeiro (SP) il 18 maggio 1949. Figlio di Jonas Jardim Filho e Dulce Silva Jardim è cresciuto in un ambiente semplice. Ha solo una sorella, Glauce Silva Jardim. È sposato con la co-fondatrice della comunità Canção Nova, Luzia de Assis Santiago. Ha due figli e sei nipoti.

    Fin da piccolo inizia a frequentare le attività dell’Oratorio Salesiano di Don Bosco, a Cruzeiro (SP). Da adolescente, ha partecipato a gruppi di giovani e ritiri spirituali.

    Devoto della Madonna, ritiene di essersi donato totalmente a Dio nel giorno in cui, durante una Messa, ha portato l’immagine della Madre di Gesù. Descrive che, mentre camminava e sentiva il peso dell’immagine, offrì a Dio tutto il male che aveva nel cuore. Nell’occasione, afferma di aver avuto “un’esperienza con la Divina Misericordia”.

    La storia di Eto con il fondatore di Canção Nova, monsignor Jonas Abib, inizia nel 1973, in un incontro chiamato “Prayer Experience”, nella città di Bananal (SP). Il giovane prete tenne diversi incontri come questo nella valle della Paraíba. Entusiasta, Eto iniziò a dedicarsi al lavoro pastorale nella Chiesa.

    Nel 1980 ha vissuto la grande sfida della sua vita. È stato invitato da monsignor Jonas e Luzia a mandare in onda Rádio Canção Nova. La missione è stata portata a termine con successo. Jardim afferma di essere stato uno dei primi a credere nella Canção Nova e che questa è stata, sin dall’inizio, un’opera di Dio. Nel 1984 è entrato ufficialmente a far parte della comunità. Fece il suo primo incontro il 2 febbraio 1985. Oggi dice che non sarebbe niente senza la “famiglia” Canção Nova.

    Eto non ha una formazione professionale. “Sono stato formato nella bottega della vita, dalla Parola di Dio, da Maria e dall’Eucaristia”. Prima di entrare a far parte della Canção Nova, ha lavorato per 12 anni presso la società Basic Sanitation dello Stato di San Paolo (Sabesp).

    La Comunità Canção Nova è nata da una iniziativa di Dio. Ognuno di noi ha risposto con generosità e apertura di cuore alla chiamata che Dio ci ha fatto. E te? Qual’è la tua vocazione? Contattaci vocazionale@cancaonova.eu 

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    Gesù, Maria e Giuseppe, la mia famiglia è vostra

    Gesù, Maria e Giuseppe, la Sacra famiglia, tutta santa, perfetta e pura. La famiglia modello di ogni famiglia e a cui tutte si affidano, si consacrano, chiedono aiuto. Venerata, amata, pregata, invocata! Scolpita o dipinta nelle chiese di tutto il mondo!
    Ma Gesù, Maria e Giuseppe non sono semplicemente dei bei dipinti o statue, o immaginette che adornano le chiese e le nostre case. Allora chiediamoci come e perché tre persone, che hanno vissuto in uno spazio e in un tempo determinato da Dio Padre, possano far parte della nostra vita quotidiana, senza sminuirne la santità e la dovuta venerazione.
    Andiamo con la mente e con il cuore in quei luoghi in cui il Figlio di Dio ha deciso di vivere storicamente, incarnandosi in una vera famiglia. Sentiamone gli odori: odore di cibo appena cotto dalle mani di Maria; odore dl lattante che succhia il latte dal seno della madre; odore del sudore del lavoro di Giuseppe o odore di legno, di vernice, di paglia.
    Ascoltiamo i dialoghi teneri e rispettosi tra Giuseppe e Maria, i baci e le parole affettuose tra Maria e Gesù; le risate, i giochi, tra Giuseppe e Gesù; ascoltiamo le tre voci unite nella preghiera dei salmi o nei canti liturgici. Guardiamo a quella casa povera, semplice, ma adorna, accogliente e piena di calore umano. Una famiglia anch’essa attraversata da prove, tribolazioni, viaggi, incertezze, paure, turbamenti, ma santa perché fortificata da tanta fede, speranza e amore vicendevole. Ecco che Gesù, Maria e Giuseppe sono il prototipo di una famiglia santa nella quotidianità, nella vita comune: Gesù, figlio obbediente, si fa modello di ogni figlio, caricandone su di sé le angosce, le incomprensioni, le paure e le attese; San Giuseppe è l’immagine di ogni padre preoccupato con il bene dei suoi familiari, il capofamiglia che dà sicurezza e protezione ai suoi cari; Maria racchiude le ansie e le preoccupazioni di ogni mamma, è il cuore della casa che assicura pace e conforto al focolare domestico. Imitare la santità di Gesù, Maria e Giuseppe vuol dire, dunque, imitarne la quotidianità, la semplicità, rivestendo di amore tutto ciò che è ordinario. E in questo tempo storico, in cui i valori della famiglia sono in crisi, rivolgiamo lo sguardo alla Sacra Famiglia, chiedendole la grazia di rinsaldarne l’unità. E in particolare eleviamo la nostra supplica, affidando a loro ciascuno dei nostri familiari: “Gesù, Maria e Giuseppe, consacro a Voi ciascuno dei miei cari: mia mamma, mio papà, i miei figli, i miei fratelli, le mie sorelle, i miei nonni e tutti i miei parenti più prossimi. Vi affido la salute fisica, psichica e spirituale di ognuno; chiedo la liberazione da ogni sorta di male. Vi chiedo di concedere la guarigione del cuore e la pace. O Santa Famiglia di Nazareth, che sul vostro esempio, anche la mia famiglia sia unita dal vincolo della carità, rafforzata nella fede e gioisca nella speranza della vita eterna. A Voi innalzo la mia voce di desiderio e di supplica:

    O Gesù, Maria e Giuseppe, la mia famiglia è vostra!”

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    Come vincere le difficoltà nella vita religiosa?

    La vita religiosa come ci ricorda il Concilio Vaticano II è già su questa terra un anticipo di quella che sarà la nostra vita nei Cieli. I religiosi per mezzo dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza si propongono di vivere imitando Gesù Cristo, povero, casto e obbediente.

    Essere religioso oggi, nella società in cui ci incontriamo è una sfida grande, piena di gioie ma anche non priva di difficoltà, che se vissute in spirito di docilità diventano un trampolino di lancio per la santità.

    Come giovane religiosa, in convento da 11 anni posso dire con tutta sincerità che non sono poche le difficoltà che si incontrano sul cammino.

    La maggior parte delle difficoltà che incontriamo scaturiscono dalla nostra miseria umana.

    Quando facciamo un cammino di autoconoscenza e ci mettiamo con cuore aperto per accogliere quello che Dio prepara per noi, scopriamo le nostre fragilità e quelle delle nostre comunità.

    Quando però lasciamo che il Signore ci modelli come il vasaio fa con l’ argilla le nostre fragilità umane si trasformano in perle che lo Spirito Santo fa fruttificare in doni e carismi per la Chiesa.

    Come in qualsiasi stile di vita ci sono difficoltà, infatti tutte le rose hanno le loro spine, ma proprio per il fatto che ci sono le spine le rose sono così belle.

    Per vincere le difficoltà nella vita religiosa secondo me sono necessarie due cose: fedeltà a Dio che ci chiama e fedeltà al Carisma che abbiamo abbracciato e soprattutto non togliere mai gli occhi da Cristo primo consacrato, modello e specchio di ogni religioso!

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    Vita in Comunità

    La Comunità Canção Nova (canto nuovo) è composta da persone create da Dio, create insieme e da Lui ordinate per svolgere la Missione Canção Nova in questo mondo. Quando Dio concepisce un disegno, crea anche le persone che vuole insieme, in modo che il suo disegno possa essere realizzato nel tempo e nello spazio che ha determinato. Pertanto, le persone che Dio ha creato “Canção Nova” verranno aggiunte, una dopo l’altra, ciascuna nel tempo.

    La ricchezza sta, proprio lì, nelle persone che sono state create da Dio e portate da Lui. La missione stessa è conseguenza del DONO che Dio ha dato ad ogni persona e, solo lei, può svolgere la parte del dono che Dio le ha affidato.

    I membri della comunità vivono insieme per il Dono e organizzano le loro vite secondo il Dono, in questo modo vivono per investire le loro energie nel suo servizio, per canalizzare il loro potenziale nella realizzazione di quel Dono per il mondo. Ognuno è chiamato a scoprire quale membro è nel corpo per svolgere il compito che gli appartiene per il corpo. Le varie attività, strumenti di lavoro, ritiri, incontri, i mezzi di comunicazione, il servizio di guida personale e di preghiera sono le vie che Dio dà per la realizzazione di questo obiettivo: formare l’uomo nuovo per il Nuovo Mondo. Siamo chiamati a diventare uomini e donne di Dio. In tutto ciò che facciamo e facciamo, portiamo le tracce di chi siamo.

    “Il nostro profilo è così definito: orante, fraterno e laborioso. ”(Monsignor Jonas Abib).

    Cristo professionisti. Se il Padre ha creato qualcuno Canção Nova, quella persona ha, almeno in embrione, ciò che è stato appena elencato sopra. In tutto ciò che facciamo e facciamo, portiamo le tracce di chi siamo.

    Canção Nova è, prima di tutto, una Comunità.

     I suoi membri sono chiamati a vivere in comune unità, a condividere la vita, a condividere i beni materiali e spirituali, a mettere in comune le proprie ricchezze ea godere delle ricchezze gli uni degli altri. In esso, uomini e donne; giovani e adulti; Nubili, sposati e celibi, sacerdoti e diaconi, assumono l’esperienza più radicale della consacrazione a Dio fatta nel Battesimo e nella Cresima, in funzione dell’apostolato, in una vita comunitaria, secondo lo stato di ciascuno. Tale esperienza è ispirata dalla pratica dei consigli evangelici, adattati alla vita secolare.

    Mons. Jonas Abib.

     

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    Come ripagare Dio per tutto quello che ha fatto e fa per me?

    Se dovessi descrivere con una parola sola quello che Dio ha fatto e fa per me, questa parola sarebbe AMORE!

    Si, Dio è Amore, l’evangelista San Giovanni nel Suo Vangelo ci ricorda questo amore di Dio per noi ad ogni instante, nelle piccole come nelle grandi cose, un amore folle e gratuito per ogni essere vivente al punto da dare la vita per ciascuno di noi, Dio si è fatto carne, e ci dona la sua carne, solo per amore!

    Se pensiamo a ciò veramente vediamo come non c’è amore più grande. Dio ci ama con un amore Eterno ed incondizionato a prescindere dal fatto se siamo “buoni o cattivi”. Dio ci ama così come siamo, se solo prendessimo piena coscienza di questo Amore, tutta la nostra vita cambierebbe e non cercheremo altri amori. Solo il fatto che oggi siamo qui è dimostrazione dell’ Amore di Dio.

    E come rispondere a questo Amore? La risposta è semplice e complessa allo stesso tempo può sembrare scontata, ma non lo è: L’ AMORE SI PAGA CON AMORE!

    Nella nostra vita quotidiana possiamo ripagare quest’ amore con piccoli gesti concreti, innanzitutto con la fedeltà a Dio attraverso i suoi comandamenti: AMARE DIO SOPRA OGNI COSA E IL PROSSIMO COME ME STESSO, infatti è impossibile amare Dio se non amiamo anche i nostri fratelli, sono queste due cose inseparabili.

    Altro gesto concreto è la testimonianza. La nostra testimonianza, come cristiani e Figli amati dal Padre, è motivo di conversione. Testimoniare la bellezza della nostra fede affinchè altre anime possano innamorarsi di Dio.

    Sr. Emanuela Prisco – CMES

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    Congregazione delle Suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo

     

    Come è nato, nella nostra Madre Fondatrice, il desiderio di fondare la Congregazione delle Suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo

    La nostra fondatrice, M. Maria Josè do Espirito Santo, al secolo Eudette Rodrigues Santana, per grazia di Dio ancora in vita, è nata nello Stato dello Espirito Santo, nella piccola città di Santo Domingo nel Nord del Brasile, l’11 Marzo 1941, la più piccola di tre fratelli e due sorelle, ha ricevuto una buona educazione morale e religiosa.

    Ha frequentato la scuola presso il Collegio Divino Re in Colatina, ha fatto il Magistero nell’Istituto Sacre Coéur de Marie, in Vitoria. Conclusi gli studi, ha insegnato nello stesso Istituto per un anno. Sin da piccola è stata sempre attratta da Dio, a 11 anni già ha sentito il desiderio di donarsi a Dio, chiedendo a Gesù il dono della vocazione. Sono i primi segni della chiamata, ma è durante gli studi che nasce in lei la vocazione alla vita religiosa, ma non si sente attratta da nessuno dei due ordini in cui ha studiato, il suo desiderio è stato sempre il Carmelo.

    Il discernimento vocazionale è stato intriso di preghiera, accompagnamento spirituale e lettere alla Madre Maria José de Jesus, allora Priora del Carmelo di Santa Teresa a Rio de Janeiro.

    Nel giorno in cui Eudette ha compiuto 18 anni, Madre Maria José de Jesus è andata in cielo, un segno perché Eudette potesse entrare nel convento. Avendo il consenso dei genitori, il 1° Maggio del 1960 è entrata nel Carmelo di Santa Teresa a Rio de Janeiro.

    Ha ricevuto l’abito carmelitano il 2 febbraio 1961, con il nome religioso di Suor Maria José do Espirito Santo. Il 20 luglio 1962 ha fatto la professione semplice ed il 2 luglio 1965 la professione solenne.

    Nel Carmelo ha sviluppato molti doni della natura e della grazia, che ha messo a servizio della comunità. Viene nominata Maestra delle novizie il 19 marzo 1970, dopo aver ottenuto speciale permesso, dovuta alla giovane età, dando esempio di gioia e disponibilità. E’ rimasta nel Carmelo di Rio de Janeiro per 21 anni, ma dentro di sé sentiva un grande desiderio: quello di fondare un nuovo Carmelo nella sua terra natale, compito che le aveva affidato il suo Vescovo, Mons. João Batista da Motta e Alburqueque, prima di entrare nel Carmelo di Rio.

    Così il 01 ottobre 1981, dopo tutti i preparativi, Suor Maria Josè do Espirito Santo, lascia il Monastero di Santa Teresa, con altre 9 compagne, e fonda il Carmelo di Nazareth, nella città di Vitoria.

    Mentre era ancora nel Convento di Santa Teresa, aveva sentito fortemente una ispirazione da parte di Dio: fondare una nuova famiglia religiosa. Così, nel nuovo Carmelo di Nazaret, approfondisce questo suo desiderio e continua il discernimento con il suo direttore spirituale e il suo confessore conventuale durante molto tempo, per capire se questo desiderio fosse veramente volere divino. Dopo essere stata guidata anche dai suoi superiori, la nostra fondatrice ha ricevuto l’autorizzazione per dare inizio alla nuova famiglia religiosa. Ad incoraggiarla sono state le parole di Fra’ Felipe Saens de Baranda (allora Padre Generale dell’Ordine Carmelitano Scalzo), il quale, constato un carisma proprio della nostra fondatrice, cioè quello di saper ascoltare e dare consigli, accompagnare e dirigere le anime, e visto l’afflusso di molte persone al convento desiderosi di conversare con Suor Maria Josè do Espirito Santo, il Padre Generale le dice di non tener nascosto questo dono e le dà il permesso di uscire dal Carmelo per fare una nuova esperienza.

    Quindi, il 30 luglio 1984, nella piccola città di Nova Almeida, in Espirito Santo, in una casa offerta dall’Arcivescovo di Vitoria, Madre Maria Josè do Espirito Santo, con la grazia di Dio e la forza dello Spirito Santo, ha dato inizio al nostro Istituto. Il desiderio che ha mosso la nostra fondatrice a portare avanti quest’opera, è stato quello di diffondere la spiritualità del Carmelo nel mondo, promuovendo la vita di preghiera e contemplativa per coloro che hanno sete e desiderio di Dio anche se immersi nelle attività di evangelizzazione, desiderosi di portare l’amor di Dio in un mondo indifferente, pieni della forza e nell’esercizio dei doni dello Spirito Santo. Secondo questa ispirazione nasce il nome della nuova famiglia religiosa: Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo.

    In Nova Almeida nascono le prime vocazioni alla nuova comunità, che, insieme alla fondatrice, svolgono con il popolo varie attività pastorali come guide dei ritiri spirituali (molto partecipato dai giovani), gruppi di preghiera, pastorale della salute, assistenza agli ammalati e catechismo per la prima comunione e cresima. 

    Nell’anno 1987, la comunità nascente delle Suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo si è trasferita in Vitoria, affinchè le suore potessero continuare gli studi. Le attività pastorali proseguivano e aumentavano ancora di più, soprattutto nelle favelas e nell’Ospedale Santa Casa di Vitoria.

    Per favorire alla crescita del Carisma, il 30 aprile 1995, la nostra fondatrice e il primo gruppo delle suore (nove), si sono trasferite a San Paolo, accolte dal Vescovo Fernando Antonio Figueiredo, nella diocesi di Santo Amaro, il quale ha dato totale libertà di vivere il nostro carisma, potendo servire in modo migliore la Chiesa locale e universale.

    A San Paolo il numero delle vocazioni è aumentato velocemente, così l’Istituto è cresciuto e le comunità si sono diffuse in Brasile e dal 1999 anche in Europa.

    Il 16 giugno 1998, dopo aver ricevuto la comunione, la nostra fondatrice ha sentito ancora un’altra ispirazione da parte di Dio, il quale le fa capire che desidera essere adorato. Così inizia nel nostro Istituto l’adorazione perpetua al Santissimo Sacramento: in riparazione agli oltraggi fatte a Gesù presente nell’Eucarestia, per coloro che non adorano e per intercessione di tante richieste di preghiera che provengono da ogni parte del mondo

    Nel 2009, per intercessione di San Giovanni Paolo II, il Signore ha concesso la grazia di aprire la prima Comunità di Vita Contemplativa, dove le suore che vi fanno parte possono dedicarsi esclusivamente alla preghiera. 

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    Cosa è vivere dello Spirito in orazione e azione apostolica?

    Lo Spirito Santo che Gesù ha promesso ai suoi discepoli è Colui che guida la vita della Chiesa e dei cristiani.

    Questo Spirito che è il proprio Spirito di Gesù, Eterno Amore tra il Padre e il Figlio è Colui che venendo in noi, ci dà la grazia e la forza di seguire il Signore in giustizia e fedeltà. Lo Spirito Santo è anche Colui che ci apre gli occhi e il Cuore affinché  possiamo vivere la vita nuova.  Egli però non invade la nostra libertà, ma rispetta la nostra decisione, bussando con molta calma e cautela al nostro cuore.

    Nella nostra vita di Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo, la presenza dello Spirito è ben forte.

    “E’ Lui infatti che ci dà la capacità di vivere la Vita nuova, partendo da un costante processo di conversione.”( Costituzioni CMSS)

    Vivere dello Spirito in orazione ed azione apostolica è vivere pienamente il Vangelo, alla scuola di Marta e Maria le sorelle di Lazzaro. Essere come Maria attente nell’ ascolto della Parola del Signore, bere alla sua fonte lasciandosi interrogare dalla Parola di Dio fino a che essa non sia davvero un  “GPS” che ci indica la strada da percorrere.

    Piene di Spirito Santo, dopo aver fatto l’esperienza della contemplazione, come i discepoli vogliamo servire il Signore nei fratelli più poveri e bisognosi in questo mondo “secolarizzato e povero”.

    Alla luce dello Spirito Santo, possiamo dire “Lo Spirito del Signore è su di me per questo mi ha inviato ad evangelizzare”.

    Noi carmelitane messaggere dello Spirito Santo siamo contemplative nella preghiera e apostoliche nell’ azione, il nostro motto è quindi “Contemplare per evangelizzare”.

    Vivere la contemplazione in un mondo secolarizzato e povero implica una continua ascesi e crescita spirituale, la preghiera è il centro della nostra vita, come carmelitane infatti viviamo questa vita intensa di preghiera, fatta di preghiera personale e comunitaria.

    E così piene della grazia di Dio e sotto l’azione dello Spirito Santo, nostro Maestro, spinte dalla Sua forza, annunciamo quello che abbiamo vissuto nella preghiera.

    Sr. Emanuela Prisco – CMSS

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    Come e quando ho avuto certezza della mia chiamata alla vita religiosa

    La chiamata alla vita religiosa è un atto d’amore di Dio che posa il suo sguardo misericordioso sui suoi prescelti, per condividere con loro il suo progetto di salvezza per l’umanità.
    É proprio così che ho sentito la mia chiamata: un Dio che, per motivi misteriosi, mi ha guardata, mi ha scelta, mi ha colmata del suo amore e mi ha voluta tutta per sé.
    Sono entrata in convento, presso le suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo, all’età di 32 anni, ma la chiamata l’ho sentita molto tempo prima. Ho fatto un lungo periodo di discernimento, aiutata da alcuni sacerdoti, anche a causa delle mie condizioni fisiche; infatti, per problemi di salute, avuti subito dopo la mia nascita, non ho avuto uno sviluppo fisico normale. Ma proprio grazie alla mia deficienza posso testimoniare come il Signore abbia agito grandemente nella mia vita.
    Già subito dopo la nascita sono stata in pericolo di vita perché non riuscivo ad alimentarmi a causa di una intossicazione, ed è stato un miracolo sopravvivere: sin dall’inizio Dio ha preservato la mia vita per essere sua sposa così come sono: fragile, piccola e imperfetta.
    E in queste mie difficoltà, che per molti avrebbero potuto essere motivo di disperazione, sin da piccola, ho fatto esperienza di un Dio Padre, che mi è stato sempre accanto e mi ha dato la forza di lottare, di andare oltre questi limiti esteriori e interiori.
    Sono cresciuta in una famiglia cattolica praticante e fin da piccola ho frequentato il catechismo, poi il gruppo giovani in una parrocchia molto attiva e soprattutto il T.L.C. (treinamento de liderança cristà – corsi di vita cristiana per giovani), un movimento ecclesiale in cui ho incontrato Cristo come persona che ama e che si lascia amare, e ho sperimentato anche una Chiesa viva e presente. Così è cresciuto in me il desiderio di donare la mia vita a servizio di Dio e della Chiesa e i miei studi, ma anche il mio lavoro sociale e ecclesiale, sono stati votati a questo fine. In una società secolarizzata, dove i criteri di valutazione di una persona sono l’aspetto fisico, la salute e il benessere ad ogni costo, e il dominio sugli altri, Dio mi ha posta come segno di contraddizione, perché la mia persona è all’opposto dai canoni proposti dalla società di oggi e, nonostante ciò, sono riuscita ad affermarmi nel mondo degli studi e lavorativo. Ma nel momento in cui il desiderio di donarmi totalmente al Signore è stato prorompente, ho dovuto fare i conti con me stessa e con tutte le mie difficoltà. Ed ecco affiorare dubbi, paure, incertezze e la domanda che tormenta ogni chiamata: “PERCHE’ PROPRIO IO?” e soprattutto “PERCHE’ PROPRIO IO NELLE MIE CONDIZINI?”
    Nella mia vita ho dovuto affrontare molte sfide, ma adesso mi si imponeva una sfida più grande: se Dio mi voleva veramente nella vita religiosa, che comportava il dover condividere la mia vita con altre persone “estranee”, fuori dal mio ambiente familiare e sociale, dove tutti mi conoscevano, sarei stata in grado di abituarmi a questo nuovo ambiente? E le mie future consorelle mi avrebbero accettata così come sono? Avrei trovato qualche convento disposto ad aprirmi le porte? Dio, oltre ad essere un Padre Misericordioso per me è stato anche un grande pedagogo e psicologo, e io che, per motivo di studi, conosco sia la pedagogia che la psicologia, posso affermare che veramente Lui, con la sua “sapienza divina”, mi ha condotta per mano e mi ha dato tutti gli strumenti per vincere paure e traumi e abbattere tante barriere che spesse volte non vengono dal di fuori, ma ce li creiamo noi stessi come autodifesa. Per farmi capire che, per la sua grazia, io ero in grado di poter scegliere tutto nella vita, Lui mi ha dato veramente tutto, mettendomi accanto persone che mi hanno guidata e incoraggiata nelle mie scelte, a cominciare dalla mia famiglia.
    Prima di entrare in convento ero una donna realizzata sia dal punto di vista sociale che affettivo, totalmente indipendente e con tutti i traguardi raggiunti. Certo non senza difficoltà, e non per le mie capacità, ma sospinta sempre dalla mano di Dio. Ma non mi sentivo pienamente realizzata, tutto ciò che avevo non mi dava la vera felicità, queste cose in realtà non avevano nessuna attrattiva per me.
    Nel periodo di discernimento, rivedendo la mia vita e riconoscendo i “piccoli e grandi miracoli” che il Signore aveva compiuto in me, non potevo che essere grata di tanta benevolenza e rendendomi conto che la mia vita niente sarebbe valsa se non vissuta per il Signore, l’unica cosa che potevo offrirgli, proprio in senso di gratitudine, era la mia stessa vita: vita vissuta sempre come Suo dono e che adesso il Creatore mi chiedeva di rimetterla totalmente nelle sue mani. Sì, totalmente, perché oltre al desiderio di entrare nella vita religiosa sentivo la chiamata a “separarmi dal mondo” (quel mondo che mi aveva dato tanto!) per immergermi nella preghiera, nella solitudine, nell’oblazione e così essere definitivamente sua. E la prima risposta è stata il Carmelo. Ho conosciuto la spiritualità del Carmelo Scalzo ancora attraverso gli studi, ma Dio, che ci conosce molto più di quanto possiamo conoscere noi stessi, mi ha aperto un’altra strada, facendomi incontrare le suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo. Da subito mi sono interessata a questo nuovo carisma, che univa una intensa vita di preghiera all’attività apostolica e l’Adorazione Eucaristica. Ma ancora una sfida da affrontare: la Congregazione era di fondazione brasiliana, quindi per fare gli anni di formazione sarei dovuta andare in Brasile e ancora la solita domanda che mi perturbava: come affrontare tutte queste novità, tutto questo cambiamento di vita?
    E questa volta con un dissenso da parte della mia famiglia che, per un senso di protezione nei miei confronti, non accettava il fatto che io avessi scelto proprio una Congregazione straniera. Con la forza venutami dall’Alto sono andata avanti e quando ho avuto il primo incontro con la Madre Fondatrice, la quale non ha fatto nessuna opposizione alla mia entrata in questa famiglia religiosa, anzi, accogliendomi a braccia aperte, ho capito che questo era il posto che Dio aveva riservato per me. Ancora una volta ho sperimentato che chi compie la volontà del Signore e si abbandona a Lui con fiducia, tutto è possibile. Quindi, dopo il periodo di formazione in Brasile sono tornata in missione in Italia. Ma, nonostante amassi la vita apostolica, è cresciuto sempre più in me quel desiderio originario e nascosto di donare totalmente la mia vita a Dio nel nascondimento, facendo della mia incessante preghiera la prima forma di apostolato ed evangelizzazione. E così ho risposto al primo appello del Signore, entrando nella Comunità di vita Contemplativa.
    Sono stata sempre grata a Dio per il dono della mia vita, ma oggi ancor di più gli sono grata per l’immenso dono di avermi chiamata alla vita religiosa. Oggi posso dire di sentirmi pienamente realizzata, perché si è veramente felici quando troviamo il nostro posto nel mondo, e il nostro posto è quello che Dio ha scelto per noi fin dall’eternità.

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    Un cammino di conversione

    “Gesù, quando arrivò in quel punto, alzò gli occhi egli disse: “Zaccheo, scendi  in fretta,

    perché oggi devo fermarmi a casa tua” (Lc 19,5).

    Forse anche tu hai bisogno di risurrezione, come Zaccheo.

    Zaccheo viveva nella città di Gerico, e aveva accumulato molto denaro e potere. Odiato dal popolo, che frodava, non ne poteva più della sua vita, ma non aveva ancora trovato il modo per cambiarla. Appena seppe che Gesù era nella religione, Zaccheo gli andò incontro e si arrampicò su un albero per poterlo vedere. Il Signore lo vide lassù, e gli disse “Zaccheo, scendi in fretta, perché oggi devo fermarmi a casa tua. se stavi cercando una soluzione per la tua vita, e sei venuto con la speranza che Gesù potesse fare qualcosa per te, hai avuto ragione”.

    Gesù andò a casa sua,  e quando stava per andarsene, Zaccheo gli disse: “Signore, io do ai poveri la metà dei miei beni e, se ho rubato a qualcuno, gli restituisco il quadruplo”.(Lc 19,8).

    E Gesù gli rispose: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo. Infatti il Figlio dell’uomo è venuto a

    cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19,9-10).

    Gesù vuole entrare in casa tua, come ha fatto con Zaccheo, per salvare ciò che si era perduto.

    Oppure prova a fare come Maria Maddalena, che non attese che Gesù arrivasse in casa sua. “Vi  erano con lui i Dodici e anche alcune donne che erano state guarite da spiriti maligni e da infermità: Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni” (Lc 8,2).

    Maddalena era una donna elegante e aveva tutto ciò che voleva: uomini a suoi piedi, denaro, abito. profumi, le cose più raffinate di quel tempo. Era bella, aveva successo, ma non sopportava più la sua stessa vita. appena seppe che Gesù era nella casa di Simone, audacemente, sebbene tutti sapessero che era una prostituta, entrò nella casa e si gettò ai suoi piedi; li cosparse di profumo e li bagnò di lacrime di pentimento.

    Gesù rivolse lo sguardo su di lei, che si turbò ancora di più, perché mai un uomo l’aveva guardata in quel modo. Essa riconobbe negli occhi del Signore l’amore, il perdono, l’accoglienza.

    Allora Gesù, rivolgendosi innanzitutto a Simone: i suoi molti peccati le sono stati perdonati, perché ha molto amato”. E poi a lei: “ La tua fede ti ha salvata. Ti sono perdonati i tuoi peccati. Và in pace” (Lc 7,47-50).

    Forse anche tu sei un una situazione simile a quella di Zaccheo di Maria Maddalena, che avevnao avuto tutto che avevano voluto, ma erano rimasti insoddisfatti nel cuore. Forse tu senti che dentro di te c’è molto sudiciume. Se è così fá come Maria Maddalena. spandi il frutto del tuo peccato sui piedi di Gesù. Intraprendi una nuova vita.

     

      

    (Tratto del libro “Cammino Verso la Santità” di Mons. Jonas Abib).

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    Un cammino di fede

    Passato Gesù di nuovo all’altra riva, una grande folla si radunò intorno a lui, che se ne stava sulla spiaggia del mare. Ora giunse uno dei capi della sinagoga, di nome Giairo, che, appena lo ebbe visto, gli si gettò ai piedi e lo pregava con insistenza: “La mia figlioletta è agli estremi. Vieni e imponile le mani, affinché sia salva e viva”. Gesù andò con lui e una grande folla lo seguiva e gli si stringeva attorno (Mc 5,21-24).

    Giairo era afflitto, poiché la vita di sua figlia era ormai alla fine, e lui, preoccupato, angosciato e senza alcuna soluzione umana all’ orizzonte, si rese conto che Gesù avrebbe potuto aiutarlo.

    Quale angoscia porti nel cuore? Quale peso schiaccia la tua anima? Quale preoccupazione o assillo non ti abbandona mai? Quale che sia il problema, ciascuno di noi è come Giairo, che si è rivolto a Gesù nella sofferenza. Così, anche tu prega:

    Oggi mi rivolgo a te, Signore, con il cuore in mano, con la stessa fiducia, la stessa fiducia, la stessa fede di Giairo. Metto i miei problemi, il mio cuore afflitto nel tuo cuore. E lo faccio, perché so che tu hai soluzione che io non posso trovare. Eccomi, Signore. Io sono queelo stesso Giairo!

    (Tratto del libro “Cammino verso la Santità” di Mons. Jonas Abib).

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