Quali frutti possono nascere dall’ abbandono in Dio?

    Per parlare dell’ abbandono in Dio voglio partire da queste parole di Gesù nel Vangelo di Matteo «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. […] Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita» (Mt 11, 28-29)

    Rivolgendosi alla gente del suo tempo, Gesù invitava ad andare a Lui. Questo andare è sinonimo di fidarsi di Lui. 

    In un tempo come  quello che viviamo Gesù ci invita ancora una volta ad “andare a Lui”, a confidare in Lui, come un bambino si fida della mamma o del papà sapendo che in loro troverà ristoro.

    Questo fidarsi di Dio, vuol dire anche abbandonarsi a Lui, alla Sua volontà, cosa questa non sempre facile, soprattutto oggi dove vogliamo fare tutto da soli, con le nostre forze. 

    Quante volte ci capita di volere tutto e subito, di volere  che la nostra vita si risolva secondo i nostri piani, secondo quello che noi crediamo sia meglio. Lottiamo, ci stanchiamo, e molte volte sperimentiamo anche il fracasso dinanzi alle situazioni pensando di fare bene, ma ci dimentichiamo che noi non siamo onnipotenti. Solo Dio sa quello che è meglio per noi e cosa e quando ci conviene davvero.

    Quando Gesù dice ai suoi “Venite a me voi che siete stanchi e oppressi”, evidenzia giustamente questo che non si può contare solo sulle proprie forze, o sulle forze di altri esseri umani, che pur essendo nostri amici non possono risolverci la vita. L’unico indispensabile e su cui sempre dobbiamo contare è Lui! 

    Fino a quando la nostra vita ruota solo intorno al nostro io, alle nostre forze, e si dimentica di Dio, viviamo in un continuo affaticamento e sembra che la tristezza, l’ansia, l’agitazione e soprattutto la paura prendono il sopravvento su noi.

    Gesù invita ancora “Venite a me!”, abbandonatevi a me, fidatevi di me, affidatevi, senza paura “ed io vi darò ristoro”.  Abbandonarsi in Dio genera  vari frutti che sono dono dello Spirito Santo, tra questi spiccano la pace e la gioia.  

    Pace e Gioia, quando vengono da Dio nessuno può toglierle, rimangono in noi a prescindere dalle situazioni difficili che la vita ci proporziona, è necessario però alimentarle con atti di amore e fiducia in Dio quotidianamente per fare esperienza della Sua Misericordia che non ci abbandona mai. 

    Sr. Emanuela Prisco – CMSS

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    Perche dico si a Dio tutti i giorni

    Perchè dico di sì a Dio tutti i giorni? 

    Questa sembra quasi una domanda retorica, dove la risposta è scontata: perché lo amo! Ma in realtà non è così ovvio, perché l’amore umano è così imperfetto e debole che non ha la forza necessaria per rimanere fedele a Dio ogni giorno.
    Piuttosto è l’amore di Dio che mi sostiene, è la fedeltà di Dio che mi rende fedele al suo amore, è la sua infinita misericordia che perdona tutte le mie infedeltà.
    Perchè dico di sì a Dio tutti i giorni? Perché Lui ogni giorno rinnova il suo amore per me; perché ogni giorno dona la sua vita per me; perché ogni giorno mi perdona; perchè ogni giorno mi sostiene in tutte le mie difficoltà; perché ogni giorno mi dà la forza di superare i miei limiti; perchè ogni giorno si fa mio compagno di viaggio…; potrei continuare quest’elenco all’infinito. Questo per
    ribadire che è sempre Dio a fare il primo passo e con la sua presenza mi dà la forza di perseverare in questo rapporto di fiducia e di scambio tra me e Lui.
    Io, come consacrata, ho detto il mio sì alla chiamata di Dio ad essere sposa di Cristo, nel giorno della mia professione. Questo è un dono gratuito di Dio, perché, senza alcun merito da parte mia, mi ha prescelta a questa vocazione così sublime. Da allora ogni giorno rinnovo il mio sì, anche in mezzo a tante difficoltà e a tante lotte, ma l’amore che Dio ha messo dentro di me mi dà la forza di superare tutto, di rialzarmi ad ogni mia caduta e quest’amore mi dà la certezza di sapere che io appartengo a Lui e che Lui mi appartiene. Un sì pronunciato da me, povera e umile creatura e sostenuto dalla potenza di Dio.
    Ma questo sì non è richiesto solo alle anime consacrate. Ogni battezzato riceve l’amore di Dio Padre che infonde, in ciascuno, il desiderio di conoscerlo e ricambiare il suo amore. Ogni battezzato è chiamato a vivere questo rapporto intimo con Dio, in ogni stato di vita: sacerdote, suora, frate, padre di famiglia, madre, laico, giovane, anziano …; ma, a causa del peccato originale siamo inclini a interrompere questo rapporto, a tradire Dio con le nostre piccole o grandi cadute.
    Allora guardiamo Cristo, il Dio fatto uomo per noi, Lui è stato fedele al Padre ”fino alla morte e alla morte di Croce”; guardiamo a Maria, la quale ogni giorno ha detto il suo sì, alla chiamata di essere Madre di Cristo: un sì rinnovato nell’incomprensione, fino ai piedi della croce; guardiamo alla vita di tanti santi, che con il dono della propria vita e nella lotta quotidiana, hanno risposto di sì a Dio.
    Perchè dico di sì a Dio tutti i giorni?

    Perché Dio mi ha detto di sì da sempre, perché da sempre Lui mi ha pensata, desiderata e chiamata alla vita .. perché Lui mi ama e io lo amo!

    Suor Antonina Criapisi

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    Comunità Canção Nova – Co-Fondatori

    Luzia de Assis Ribeiro Santiago è nata il 26 giugno 1949 a Virgínia (MG).

     Nata in una famiglia religiosa, è stata educata dai suoi genitori, Francisco de Assis Ribeiro e Anita Ribeiro Fortes, nella fede cattolica. Laureata in lavoro sociale e filosofia, Luzia Santiago è sposata con Wellington Silva Jardim, noto come Eto, dal 1990.

    Missionaria, ha lavorato fin dall’inizio, insieme al fondatore della Comunità Canção Nova, padre Jonas Abib, all’elaborazione dei documenti comunitari. Luzia è una co-fondatrice della comunità Canção Nova e membro del Consiglio Deliberativo della Fondazione “João Paulo II (FJPII).”

    Una missione che lei assume come “maternità spirituale per la comunità”, e la considera “un disegno di Dio, una chiamata a generare figli per Dio”.

    Luzia Santiago dice che se il suo “incontro con Gesù” è avvenuto all’età di 23 anni, quando è rimasta vedova, dopo quaranta giorni di matrimonio. Rendendosi conto che la sua vita era sostenuta da una persona, Luzia iniziò a interrogarsi sulla vita, sul suo significato, su quale fosse la sua missione qui.

    In quel momento, in cerca di risposte, ha partecipato al suo primo incontro di giovani, a Lorena (SP), Valle del Paraíba, il cui direttore spirituale era padre Jonas Abib. Da quel momento in poi, si è unita agli incontri, ai ritiri e ai gruppi dirigenti della diocesi.

     

    Wellington da Silva Jardim, noto come Eto, è il direttore esecutivo della Fondazione João Paulo II, manutentore del sistema di comunicazione Canção Nova.

    Eto è nato nella città di Cruzeiro (SP) il 18 maggio 1949. Figlio di Jonas Jardim Filho e Dulce Silva Jardim è cresciuto in un ambiente semplice. Ha solo una sorella, Glauce Silva Jardim. È sposato con la co-fondatrice della comunità Canção Nova, Luzia de Assis Santiago. Ha due figli e sei nipoti.

    Fin da piccolo inizia a frequentare le attività dell’Oratorio Salesiano di Don Bosco, a Cruzeiro (SP). Da adolescente, ha partecipato a gruppi di giovani e ritiri spirituali.

    Devoto della Madonna, ritiene di essersi donato totalmente a Dio nel giorno in cui, durante una Messa, ha portato l’immagine della Madre di Gesù. Descrive che, mentre camminava e sentiva il peso dell’immagine, offrì a Dio tutto il male che aveva nel cuore. Nell’occasione, afferma di aver avuto “un’esperienza con la Divina Misericordia”.

    La storia di Eto con il fondatore di Canção Nova, monsignor Jonas Abib, inizia nel 1973, in un incontro chiamato “Prayer Experience”, nella città di Bananal (SP). Il giovane prete tenne diversi incontri come questo nella valle della Paraíba. Entusiasta, Eto iniziò a dedicarsi al lavoro pastorale nella Chiesa.

    Nel 1980 ha vissuto la grande sfida della sua vita. È stato invitato da monsignor Jonas e Luzia a mandare in onda Rádio Canção Nova. La missione è stata portata a termine con successo. Jardim afferma di essere stato uno dei primi a credere nella Canção Nova e che questa è stata, sin dall’inizio, un’opera di Dio. Nel 1984 è entrato ufficialmente a far parte della comunità. Fece il suo primo incontro il 2 febbraio 1985. Oggi dice che non sarebbe niente senza la “famiglia” Canção Nova.

    Eto non ha una formazione professionale. “Sono stato formato nella bottega della vita, dalla Parola di Dio, da Maria e dall’Eucaristia”. Prima di entrare a far parte della Canção Nova, ha lavorato per 12 anni presso la società Basic Sanitation dello Stato di San Paolo (Sabesp).

    La Comunità Canção Nova è nata da una iniziativa di Dio. Ognuno di noi ha risposto con generosità e apertura di cuore alla chiamata che Dio ci ha fatto. E te? Qual’è la tua vocazione? Contattaci vocazionale@cancaonova.eu 

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    Gesù, Maria e Giuseppe, la mia famiglia è vostra

    Gesù, Maria e Giuseppe, la Sacra famiglia, tutta santa, perfetta e pura. La famiglia modello di ogni famiglia e a cui tutte si affidano, si consacrano, chiedono aiuto. Venerata, amata, pregata, invocata! Scolpita o dipinta nelle chiese di tutto il mondo!
    Ma Gesù, Maria e Giuseppe non sono semplicemente dei bei dipinti o statue, o immaginette che adornano le chiese e le nostre case. Allora chiediamoci come e perché tre persone, che hanno vissuto in uno spazio e in un tempo determinato da Dio Padre, possano far parte della nostra vita quotidiana, senza sminuirne la santità e la dovuta venerazione.
    Andiamo con la mente e con il cuore in quei luoghi in cui il Figlio di Dio ha deciso di vivere storicamente, incarnandosi in una vera famiglia. Sentiamone gli odori: odore di cibo appena cotto dalle mani di Maria; odore dl lattante che succhia il latte dal seno della madre; odore del sudore del lavoro di Giuseppe o odore di legno, di vernice, di paglia.
    Ascoltiamo i dialoghi teneri e rispettosi tra Giuseppe e Maria, i baci e le parole affettuose tra Maria e Gesù; le risate, i giochi, tra Giuseppe e Gesù; ascoltiamo le tre voci unite nella preghiera dei salmi o nei canti liturgici. Guardiamo a quella casa povera, semplice, ma adorna, accogliente e piena di calore umano. Una famiglia anch’essa attraversata da prove, tribolazioni, viaggi, incertezze, paure, turbamenti, ma santa perché fortificata da tanta fede, speranza e amore vicendevole. Ecco che Gesù, Maria e Giuseppe sono il prototipo di una famiglia santa nella quotidianità, nella vita comune: Gesù, figlio obbediente, si fa modello di ogni figlio, caricandone su di sé le angosce, le incomprensioni, le paure e le attese; San Giuseppe è l’immagine di ogni padre preoccupato con il bene dei suoi familiari, il capofamiglia che dà sicurezza e protezione ai suoi cari; Maria racchiude le ansie e le preoccupazioni di ogni mamma, è il cuore della casa che assicura pace e conforto al focolare domestico. Imitare la santità di Gesù, Maria e Giuseppe vuol dire, dunque, imitarne la quotidianità, la semplicità, rivestendo di amore tutto ciò che è ordinario. E in questo tempo storico, in cui i valori della famiglia sono in crisi, rivolgiamo lo sguardo alla Sacra Famiglia, chiedendole la grazia di rinsaldarne l’unità. E in particolare eleviamo la nostra supplica, affidando a loro ciascuno dei nostri familiari: “Gesù, Maria e Giuseppe, consacro a Voi ciascuno dei miei cari: mia mamma, mio papà, i miei figli, i miei fratelli, le mie sorelle, i miei nonni e tutti i miei parenti più prossimi. Vi affido la salute fisica, psichica e spirituale di ognuno; chiedo la liberazione da ogni sorta di male. Vi chiedo di concedere la guarigione del cuore e la pace. O Santa Famiglia di Nazareth, che sul vostro esempio, anche la mia famiglia sia unita dal vincolo della carità, rafforzata nella fede e gioisca nella speranza della vita eterna. A Voi innalzo la mia voce di desiderio e di supplica:

    O Gesù, Maria e Giuseppe, la mia famiglia è vostra!”

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    Come vincere le difficoltà nella vita religiosa?

    La vita religiosa come ci ricorda il Concilio Vaticano II è già su questa terra un anticipo di quella che sarà la nostra vita nei Cieli. I religiosi per mezzo dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza si propongono di vivere imitando Gesù Cristo, povero, casto e obbediente.

    Essere religioso oggi, nella società in cui ci incontriamo è una sfida grande, piena di gioie ma anche non priva di difficoltà, che se vissute in spirito di docilità diventano un trampolino di lancio per la santità.

    Come giovane religiosa, in convento da 11 anni posso dire con tutta sincerità che non sono poche le difficoltà che si incontrano sul cammino.

    La maggior parte delle difficoltà che incontriamo scaturiscono dalla nostra miseria umana.

    Quando facciamo un cammino di autoconoscenza e ci mettiamo con cuore aperto per accogliere quello che Dio prepara per noi, scopriamo le nostre fragilità e quelle delle nostre comunità.

    Quando però lasciamo che il Signore ci modelli come il vasaio fa con l’ argilla le nostre fragilità umane si trasformano in perle che lo Spirito Santo fa fruttificare in doni e carismi per la Chiesa.

    Come in qualsiasi stile di vita ci sono difficoltà, infatti tutte le rose hanno le loro spine, ma proprio per il fatto che ci sono le spine le rose sono così belle.

    Per vincere le difficoltà nella vita religiosa secondo me sono necessarie due cose: fedeltà a Dio che ci chiama e fedeltà al Carisma che abbiamo abbracciato e soprattutto non togliere mai gli occhi da Cristo primo consacrato, modello e specchio di ogni religioso!

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    Vita in Comunità

    La Comunità Canção Nova (canto nuovo) è composta da persone create da Dio, create insieme e da Lui ordinate per svolgere la Missione Canção Nova in questo mondo. Quando Dio concepisce un disegno, crea anche le persone che vuole insieme, in modo che il suo disegno possa essere realizzato nel tempo e nello spazio che ha determinato. Pertanto, le persone che Dio ha creato “Canção Nova” verranno aggiunte, una dopo l’altra, ciascuna nel tempo.

    La ricchezza sta, proprio lì, nelle persone che sono state create da Dio e portate da Lui. La missione stessa è conseguenza del DONO che Dio ha dato ad ogni persona e, solo lei, può svolgere la parte del dono che Dio le ha affidato.

    I membri della comunità vivono insieme per il Dono e organizzano le loro vite secondo il Dono, in questo modo vivono per investire le loro energie nel suo servizio, per canalizzare il loro potenziale nella realizzazione di quel Dono per il mondo. Ognuno è chiamato a scoprire quale membro è nel corpo per svolgere il compito che gli appartiene per il corpo. Le varie attività, strumenti di lavoro, ritiri, incontri, i mezzi di comunicazione, il servizio di guida personale e di preghiera sono le vie che Dio dà per la realizzazione di questo obiettivo: formare l’uomo nuovo per il Nuovo Mondo. Siamo chiamati a diventare uomini e donne di Dio. In tutto ciò che facciamo e facciamo, portiamo le tracce di chi siamo.

    “Il nostro profilo è così definito: orante, fraterno e laborioso. ”(Monsignor Jonas Abib).

    Cristo professionisti. Se il Padre ha creato qualcuno Canção Nova, quella persona ha, almeno in embrione, ciò che è stato appena elencato sopra. In tutto ciò che facciamo e facciamo, portiamo le tracce di chi siamo.

    Canção Nova è, prima di tutto, una Comunità.

     I suoi membri sono chiamati a vivere in comune unità, a condividere la vita, a condividere i beni materiali e spirituali, a mettere in comune le proprie ricchezze ea godere delle ricchezze gli uni degli altri. In esso, uomini e donne; giovani e adulti; Nubili, sposati e celibi, sacerdoti e diaconi, assumono l’esperienza più radicale della consacrazione a Dio fatta nel Battesimo e nella Cresima, in funzione dell’apostolato, in una vita comunitaria, secondo lo stato di ciascuno. Tale esperienza è ispirata dalla pratica dei consigli evangelici, adattati alla vita secolare.

    Mons. Jonas Abib.

     

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