Confessarsi in Quaresima?

    Confessarsi è una delle arme nel combattimento spirituale

    «E gli angeli lo servivano»
    Nel combattimento spirituale non siamo soli, perché riguarda tutta la Chiesa. Ci sono armi personali e comunitarie.

    Armi personali

    Armi personali sono il digiuno, l’elemosina e la preghiera, specialmente la preghiera con la Parola di Dio. Gesù caccia il demonio citando la Scrittura.
    La Chiesa poi offre molti aiuti, “angeli” inviati di Dio alla nostra vita, che ci servono perché possiamo arrivare dove il cuore desidera. Sono angeli spirituali e umani.
    Prega l’angelo custode: illumina su cosa fare, custodisce e difende dal male, regge, cioè dà forza e coraggio, governa, tiene la rotta come un timoniere.
    I santi: danno l’esempio, intercedono per noi, ci mettono a disposizione i loro carismi. In Quaresima leggi la vita di un santo!
    I sacramenti. La Messa e la confessione, che ti rassicurano e ti rendono fiducioso. Senza stima di sé, non si può fare nessun combattimento spirituale.
    La predicazione di Quaresima: ascoltare non se stessi, ma la voce della Chiesa.
    Il padre spirituale: manifestare i pensieri cattivi o vuoti è il primo modo per liberarsene.
    Il Signore ti offre tanti mezzi per farti suo Figlio. Non essere stupido, non disprezzarli.

     

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    CATEGORY : Quaresima 2017

    Cos’è l’esame di coscienza?

    La nostra interiorità è ferita e piena di mostri, l’esame di coscienza ci aiuta a vincere tutte queste malattie del cuore

    «Stava con le bestie selvatiche»
    Il deserto non è un posto tranquillo: la nostra interiorità è ferita e piena di mostri: paure, sensi di colpa, ansia e angoscia, fatti di cui ci vergogniamo, risentimenti seppelliti, traumi rimossi…

    Per vivere però è fondamentale vincere la paura, la principale arma del demonio, come dice Eb 2,14-15:
    “Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.”

    La paura schiavizza perché paralizza, impedisce di amare, di fare il bene. Figlie della paura sono la dimenticanza; l’alienazione; la superficialità; la rabbia.
    L’esame di coscienza quotidiano è una strategia di guerra per vincere le paure; mette in luce uno a uno i mostri e li affronta; sono mostri che non resistono alla luce. È una preghiera in 5 parti:

    1. ringrazia Dio per i benefici ricevuti

    2. fa memoria dei propositi fatti il giorno prima

    3. esamina le cadute e la ragione delle cadute

    4. rinnova e eventualmente precisa i propositi

    5. chiedi il perdono e il dono della pace. Scrivere brevemente aiuta.

     

     

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    Perché digiunare?

    Digiunare ci aiuta a individuare le tentazione

    Con digiuno, elemosina e preghiera possiamo individuare le tentazioni, proprio perché in Quaresima ci mettiamo, per così dire, sotto stress, come si fa per esaminare bene il cuore: occorre la prova sotto sforzo per capirne i punti deboli.
    I tre tentatori sono la carne, il mondo e il demonio; non sono indipendenti, ma si sovrappongono; alla fine tutte le tentazioni sono utilizzate dal demonio per separaci da Dio.
    Per riconoscere Satana, il demonio, Gesù ce ne dà l’identikit:

    Accusatore

    Accusatore: i pensieri che accusano il prossimo, Dio e te stesso vengono da Satana (che significa appunto “accusatore”).
    Principe di questo mondo: suggerisce la logica dell’egoismo e della rivalità mondana.
    Padre della menzogna: la menzogna del demonio è una mezza verità che fa sparire la realtà.
    Omicida fin dal principio: vuole distruggerti con le sue illusioni.
    Divisore (cioè: “diavolo”): ci distrugge separandoci da Dio e dal prossimo.
    Il demonio è più intelligente di noi se siamo soli; se siamo uniti a Cristo siamo più intelligenti noi; quando sei con il Signore, Satana è come un cane al guinzaglio: abbaia ma non ti può fare nulla.

     

     

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    Come fare penitenza?

    Penitenza vuol dire conversione

    Quaranta giorni di penitenza sono tanti, ma sono necessari. Infatti non è tanto importante la rinuncia, l’impegno che ti prendi, quanto la costanza con cui lo porti avanti. Dice Gesù che con la perseveranza salveremo la nostra vita, la nostra anima. La perseveranza permette alla preghiera di entrare nella profondità del nostro essere e ascoltare la voce di Dio. Dal cuore infatti viene il male che ci affligge, ma è anche il luogo dove Dio parla. L’interiorità è il luogo per distinguere la voce dello Spirito Santo da altre voci menzognere.

    Come?

    Elia sull’Oreb (1Re 19, 9-13) ci dà l’esempio: dopo 40 giorni di viaggio nel deserto giunge al monte di Dio; dapprima si leva il vento, che sono i nostri pensieri agitati, e Dio non è nel vento; poi il terremoto, che sono le nostre paure profonde, e Dio non è nel terremoto; poi il fuoco, che sono le nostre passioni, l’ira, l’invidia, la lussuria… e Dio non è nel fuoco; alla fine si leva il sussurro di una brezza leggera: è il fondo del nostro essere, dove Dio parla nella pace. Elia così impara a riconoscere le sue tentazioni, a separarsene e ad ascoltare la voce di Dio.
    Elia era fuggito dal mondo spaventato, come uno schiavo; ora vi ritorna libero, da padrone.

     

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    Perché dovrei fare penitenza?

    Il deserto rappresenta la “penitenza”

     

    «E subito lo Spirito sospinse Gesù nel deserto»:

    Il deserto rappresenta la “penitenza”; penitenza traduce il greco metanoia, che significa conversione della mente e del cuore; non si tratta di fare solo riti esteriori. Infatti il ritiro nel deserto non indica tanto il luogo, ma la qualità dell’esperienza quaresimale: le pratiche esteriori servono ad aiutare il lavoro interiore che ordinariamente ci sfugge

    Il deserto è silenzio e solitudine, rientrare in sé, cercare uno spazio per far tacere ogni parola esteriore. Non è facile: la solitudine terrorizza, abbiamo tanti mezzi per sfuggirla, alienarci…

    imparare ad amare la solitudine, riservarci momenti di silenzio, è fondamentale per due motivi:

    A. Se abbiamo paura della solitudine abbiamo bisogno degli altri per tappare i nostri buchi; se amiamo la solitudine siamo liberi e possiamo accogliere il prossimo gratuitamente, senza farci ricattare e senza ricattare con l’affettività.

    B. Nella solitudine possiamo conoscere la nostra interiorità. È la dimensione in cui impariamo a conoscere Dio e noi stessi. Quando preghi entra nella stanza e chiudi la porta: il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà.

     

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    Come vivere bene la quaresima?

    Non capisci il cammino quaresimale se lo consideri un auto-perfezionamento

    Come vivere bene la quaresima?

    «E subito lo Spirito sospinse Gesù nel deserto»: Subito, quando? Dopo il Battesimo: Gesù inizia la missione. Non capisci il cammino penitenziale se
    lo consideri un auto-perfezionamento. Si tratta invece di prepararsi a una grande sfida, quella che dà sapore alla nostra vita e contribuisce al bene del mondo. In che consiste la sfida, la missione? Liberarci dalle catene che impediscono di amare Dio e il prossimo, e queste catene le abbiamo dentro di noi, bisogna scoprirle ed eliminarle.

    Lo Spirito muove Gesù; è la Chiesa che per te dà voce allo Spirito e ti invita al combattimento
    quaresimale.

    Ricordiamo che non siamo soli

    In Quaresima ricordiamo che non siamo soli, ma parte del Corpo di Cristo che combatte con noi. Leone Magno dice (Sermo 32): Poiché tutti i fedeli nel loro insieme e ciascuno individualmente costituiscono l’unico e medesimo tempio di Dio, così […] il vincolo della carità conferisce a tutti una bellezza comune. Coloro che sono congiunti da un amore santo, anche se non dispongono dei medesimi carismi, tuttavia godono reciprocamente dei loro beni […] perché chi si rallegra dell’avanzamento altrui, accresce il suo personale progresso. La vittoria a cui aspiriamo si ottiene nella comunione con tutta la Chiesa.

     

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    Fede fuori della Chiesa?

    È possibile vivere la fede fuori della Chiesa?

    La fede non è un sentimento, ma sì la conoscenza di Cristo. La Chiesa custodisce il contenuto della fede e stare nella Chiesa significa essere garantiti su questa conoscenza perché l’ambiente fuori può distorcere tutto e, como dice San Paolo, ci espone ad ogni vento di dottrina. Don Antonio Grappone ci aiuta a capire bene questo delicato argomento.

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    La fede toglie la libertà?

    La fede toglie la libertà o la allarga fino all’infinito?

    Cos’è libertà? Libertà è non sottoporsi a nessuna obbedienza? Questa è un’idea fola di libertà! Libero arbitrio è la possibilità di scegliere e anche di seguire Cristo trovando il senso della vita, di poter amare e il sentiero della felicità! La contentezza che viene dal Signore che nessun e che nulla ti puo togliere! La vera libertà è poter realizzarsi, poter essere se stesso e questo lo fa la fede in Cristo.

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